Quella penna versatile: ricetta medica o noir? Pigoli, medico con la passione per la scrittura

23 OTT 13
Ultimo aggiornamento: 16:3216 MAG 25
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Medico e scrittore, ma soprattutto appassionato del mondo, ricercatore instancabile, fine esploratore della nostra società. Giuseppe Pigoli, classe 1948, medico chirurgo cremonese specialista in oncologia ed ematologia clinica, è un ‘vulcano di idee’, capace di spaziare dai trattati sulla salute agli approfondimenti storici. E non manca di stupire con le trame ben architettate dei suoi gialli. Nella sua vasta produzione, si annoverano trattati legati alle tematiche più disparate: lavori scientifici legati alle attività di laboratorio, studi dedicati alle patologie della nutrizione, ma anche narrativa e saggistica. “I dardi di Apollo, la Storia scritta dalle pandemie” (Utet, 2009) è un excursus sulle malattie che hanno segnato l’umanità, “Ormoni, microbi, emozioni” nel volume “Bacioterapia” (Salani edizioni, 2008) è un particolare studio sulla fenomenologia del bacio, ma non manca di dare voce alla passione per le vicende del passato in senso stretto: “I giorni della merla” (Convegno edizioni, 2004). Sarà in libreria a novembre “La colpa di Toscanini” (Parallelo45 edizioni), un giallo raffinato che profuma di provincia italiana, ricordi, rimpianti e illusioni, e tanta umanità, con protagonista il medico legale di una grande assicurazione romana chiamato a indagare sulle circostanze della morte di un vecchio cliente. E per il 2014 è già in programma “Non solo partigiani” scritto a quattro mani con Antonio Bergonzi. Un romanzo corale e insieme individuale attraverso la prospettiva di un sottotenente e la voce di un intero esercito, quello del Corpo Italiano di Liberazione dopo l’8 settembre 1943.
“Non solo partigiani”: come mai la decisione di dedicarsi alla tematica storica?
La Storia è una materia che mi ha sempre appassionato, ma questo libro è nato da un’idea del coautore Antonio Bergonzi, noto uomo di cultura scomparso di recente, che ha evidenziato come non fosse mai stato dato il giusto spazio a una pagina storica di grande rilievo come quella scritta dai soldati dell’Esercito Italiano che hanno scelto di continuare a combattere a fianco delle truppe alleate per liberare il nostro Paese dopo l’8 settembre. Il libro è un omaggio a questi uomini coraggiosi che volontariamente hanno rischiato e perso la vita per inseguire degli ideali.
La sua produzione letteraria è particolarmente eclettica: si spazia da testi di medicina alla storia locale sino al giallo. Come riesce a mescolare interessi tanto diversi?
I testi professionali nascono dall’esigenza di mettere ordine nella lunga esperienza di patologo clinico. Gli altri libri nascono dalla curiosità per argomenti e storie che, una volta ‘incontrate’, non ti lasciano più, storie che, in altre parole, devo scrivere per liberarmene. Questo è successo anche con “La colpa di Toscanini”, un giallo di prossima pubblicazione, che parla del ritorno nel luogo natio, non voluto, del protagonista e del conflitto interiore che lo spinge, da un lato ad andarsene e dall’altro a restare, viste le circostanze drammatiche in cui si trova coinvolto.

Quando scaturisce l’ispirazione? E quali sono i momenti privilegiati da dedicare alla scrittura?
Ispirazione è un termine impegnativo che lascerei agli artisti veri. A me basta leggere di un fatto che mi evoca emozione per provare un interesse profondo. Scrivo nei momenti rubati agli impegni quotidiani; solitamente nelle ore serali o all’alba, quando c’è ancora qualche stella in cielo.
Quanto la sua professione ha inciso sulla scrittura?
Posso solo dire che, parecchi anni fa, al completamento della stesura di un lavoro scientifico lungo e gravoso, ho capito che, nonostante la fatica, provavo il gusto di raccontare il lavoro svolto. Da quel momento ho iniziato a pensare alla scrittura come impegno parallelo a quello professionale.
Quali sono gli autori che hanno accompagnato la sua formazione, nella vita personale prima ancora che professionale?
In gioventù molti dei grandi classici; in età adulta Sciascia, Calvino, Dürrenmatt e Borges, che diceva “nella letteratura c’è il senso di tutto”. Affermazione che anche un piccolo provinciale, quale sono io, è in grado di apprezzare.

Come intende il rapporto tra scrittore e lettore?
Mi limito a scrivere storie che vorrei leggere e per le quali provo un profondo interesse. Spero che la mia “cadenza narrativa” sia tale da trasmettere le emozioni e le sensazioni di cui voglio parlare.

Ha già in cantiere altri progetti editoriali?
Sì, un poliziesco ambientato in una casa di riposo per anziani: la storia è un pretesto per parlare della vecchiaia, oltre che dello stato di stress dovuto alla circostanza delittuosa. Così come ne “La colpa di Toscanini”, la trama è un’occasione per indagare i sentimenti che albergano nell’animo umano. Un secondo progetto, più lontano per la verità, è un romanzo storico che riguarda il periodo di passaggio dalla tarda romanità (IV secolo) al Medioevo.