Bibbia «vietata» alla conferenza scientifica. L’ultima censura

3 GEN 24
Ultimo aggiornamento: 10:54 | 21 MAG 25
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Archivio | Pietro Pietrini

L’altra notte ho avuto un incubo. Seduto alla mia scrivania, leggevo e rileggevo una missiva con la quale il responsabile della comunicazione di una grande organizzazione mi “invitava” a cambiare titolo e contenuto di un seminario sul libero arbitrio, ormai in calendario da alcuni mesi e inizialmente accolto con trepidazione e attesa. Pena la cancellazione dello stesso.
Sognavo che la missiva fosse essa stessa un sogno ma, nel sogno, mi destavo incredulo e amareggiato nel prendere atto che la lettera era reale. Sbigottito, mi domandavo quale mai potesse essere l’origine del veto a menzionare Bibbia e Genesi. Il seminario prendeva spunto dal primo omicidio della storia dell’umanità, riportato nel quarto capitolo della Genesi, laddove Caino non ascolta il monito del Signore e uccide Abele. Da allora l’essere umano si confronta con «il peccato accovacciato alla tua porta» che mette alla prova la nostra capacità di autodeterminarci.
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L’importante istituzione chiede di non citare Genesi in merito al libero arbitrio. Una degenerazione pericolosa del politicamente corretto. Rischiamo di perdere la nostra eredità culturale
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La parola che immediatamente segue nel racconto del Genesi – Timshel – nelle diverse traduzioni che si sono susseguite nel corso dei secoli - racchiude in sé il senso del libero arbitrio. Tutto qui. I riferimenti al Genesi finivano qua. Ben lontano, dunque, da qualsivoglia dissertazione critica di testi religiosi o altro del genere. Ambito sul quale, peraltro, anche se intendessi improvvidamente avventurarmi – e non ne ho alcuna intenzione - non avrei alcuna competenza, occupandomi, da oltre trent’anni, delle neuroscienze del comportamento umano.
Per dirla tutta, poi, il titolo e l’incipit del mio seminario altro non volevano essere che un tributo a John Steinbeck, tra i miei scrittori più amati fin dall’adolescenza, che in quel capolavoro che è La Valle dell’Eden dedica pagine memorabili alla disquisizione sul significato di quell’antica parola ebraica.
Nel sogno, per quanto mi affannassi, non riuscivo dunque a trovare alcuna plausibile motivazione. Non nel mondo del libero pensiero nel quale avevo avuto il dono, anche geografico, di nascere e il privilegio di potervi essere allevato e educato. Non sarà che il veto – mi chiedevo - affondi le sue radici nell’universo, ormai privo di qualsivoglia briglia di ragionevolezza, del politicamente corretto, dove inaudibili storpiature della lingua italiana sono sbandierate quali manifestazioni di rispetto degli altri e dove persino gli auguri per il Santo Natale, il mistero dei misteri per laici e credenti, ormai ce li scambiamo quasi sottovoce e solo tra conoscenti?
Non sarà il recente conflitto israelo-palestinese il motivo ultimo che spinge alla “prudenza”, per usare un termine improprio, ma politicamente corretto?
Se così fosse – e temo proprio che sia così – la richiesta farebbe un triplice torto, non solo al cristianesimo e all’ebraismo ma, paradossalmente, anche all'Islam ed alla religione musulmana stessa, e quindi in ultimo anche ai palestinesi, dove figure bibliche sono assai frequentemente menzionate nel Corano da protagoniste - a partire da Adamo, passando da Abramo, per arrivare a Mosè, Davide, Salomone e così via; basterebbe riflettere su nomi arabi comuni come Ibrahim, Musa, Dawud, Sulaiman e altri ancora. Proprio in virtù della venerazione di cui il Pentateuco gode, nello stesso Corano il giudaismo è chiamato “religione del libro”.
Se dunque la Bibbia, addirittura nel libro fondante del Pentateuco qual è la Genesi, è qualcosa che non si può neppure menzionare nel titolo di un seminario pubblico, dobbiamo prendere atto che abbiamo cominciato a segare il ramo su cui siamo seduti a livello culturale e antropologico. Che lo si voglia o no, siamo fatti di Genesi.
In quell’incertezza della coscienza che è lo stato onirico, temevo il risveglio. Mi chiedevo cosa rispondere. Si potrebbe obiettare che la modifica di titolo in fondo è piccola cosa. Ed è vero. Assolutamente vero. Ma non dobbiamo dimenticare che anche il Muro di Berlino fu costruito con tanti piccoli mattoni.
Pietro Pietrini è professore ordinario alla Scuola IMT Alti Studi Lucca