Rebus dell'intesa larga e voglia di proporzionale

Ma il complesso del tiranno ha diverse varianti: c’è che vedeva in Renzi una variante di questo fenomeno e chi lo vede nel Movimento 5 Stelle. Quest’ultimo è una forza politica che rifiuta programmaticamente l’alleanza con altri partiti: quale modo migliore per fermarlo se non un ritorno a un sistema elettorale di tipo proporzionale, che impone coalizioni? Infine, l’ultimo soggetto infettato dal complesso del tiranno è Silvio Berlusconi, per il quale la sconfitta della riforma costituzionale costituisce un toccasana, e che potrebbe vedere nel ritorno alla proporzionale quella boccata d’ossigeno necessaria a ricostruire un centrodestra non condotto su una via lepenista da Matteo Salvini.Il terzo fattore è la cultura costituzionale che ha egemonizzato la campagna referendaria: se, infatti, il fronte del No era assai eterogeneo al suo interno, non c’è dubbio che all’interno di esso vi sia un doppio "No originario", che ha finito per dettare i toni dell’opposizione alla riforma Renzi-Boschi. Si tratta da un lato della cultura giuridica di estrema sinistra e dall’altro di un settore per nulla marginale della magistratura ordinaria. La prima è portatrice di una cultura costituzionale ferma agli anni Settanta del Novecento, basata su una centralità del Parlamento e su un ruolo dei partiti di massa dai quali la nostra storia si è (purtroppo) da tempo congedata e che richiedono una legislazione proporzionale come loro presupposto (necessario, ma non sufficiente a riprodurre quel contesto). La seconda vede con estremo sospetto qualsiasi recupero di capacità decisionale autonoma della sfera politica democraticamente legittimata, temendo che ciò possa determinare una riduzione degli spazi - oggi oltremodo ampi - in cui, spesso con l’argomento della supplenza, è penetrato l’attivismo giudiziale. Anche da questo secondo punto di vista, la proporzionale è un toccasana.
La sconfitta della riforma costituzionale, dunque, rischia di aprire la strada alla contro-riforma elettorale e a un paradossale ritorno al futuro. Perché, se è chiaro che esistono infinite variabili di sistemi proporzionali e di sistemi maggioritari o misti, non sarà certo facile, nelle prossime settimane o mesi, trovare forme e contenuti per un accordo sulla legge elettorale. E, in particolare, una volta tornati a un approccio proporzionalistico (che ricorda, appunto, gli anni Settanta quasi come i pantaloni a zampa di elefante), sarà difficile accettare i pur minimi ritocchi a un sistema proporzionale necessari a contenere la frammentazione politica e a incentivare la stabilità di governo. Allora, la "democrazia senza vincitori", più volte invocata da alcuni negli scorsi mesi, potrebbe rivelarsi una imbarazzante realtà.
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