Studiare all'estero, ecco chi è «mamma Erasmus»

6 MAG 16
Ultimo aggiornamento: 06:33 | 19 GIU 26
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«Mamma Erasmus? È un soprannome coniato, anni fa, da studenti e colleghi, diventato un affettuoso attestato di stima, di cui vado fiera». Nel cortile della parrocchia romana di Santa Marcella, la professoressa Sofia Corradi ripercorre con memoria di ferro e tono allegro la storia di una vita, la sua, dedicata al raggiungimento di un sogno, divenuto realtà per milioni di persone. Nel corso degli anni, dopo che il programma Erasmus era diventato un successo confermato dalle statistiche (e mitizzato da film come «L’appartamento spagnolo» di Cédric Klapisch), molti in Europa si sono vantati di esserne stati padri. Ma per la sua laboriosa genesi, vale il vecchio brocardo latino mater semper certa. Già, perché a innescare la scintilla iniziale, e ad alimentarla negli anni con tenacia, è stata la signora Sofia, capace di escogitare, sul finire degli anni Sessanta, il progetto di scambi di studio da cui ha preso vita l’odierno programma europeo. Anche adesso che ha 82 anni ed è una docente universitaria in pensione (ha insegnato fino al 2004 Educazione degli adulti all’università Roma Tre e continua a pubblicare articoli e saggi), diverse generazioni di ex studenti, oggi uomini politici, professionisti e manager in tutto il mondo, la ricordano come Mamma Erasmus. Lunedì sarà in Spagna, accompagnata dal ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, per ricevere dalle mani di re Filippo VI e del presidente del Parlamento europeo Martin Schulz un prestigioso premio internazionale, assegnato in passato a personalità come Jacques Delors, Mikhail Gorbaciov, Helmut Kohl e Simone Veil. È intitolato a Carlo V, il sovrano spagnolo sul cui impero «non tramontava mai il sole», un po’ come accade oggi per l’Erasmus, che ha valicato pure i confini europei, attivando scambi di studio e lavoro in decine di Paesi nel mondo: «L’Erasmus plus è un’iniziativa fantastica. E io sogno altre iniziative, che riguardino ad esempio lo scambio di esperienze fra lavoratori di Paesi agli antipodi, come Italia e Argentina, o Irlanda e Filippine...».