Un processo farsa contro le ong. Sette anni di illazioni sui “taxi del mare”, un danno allo stato di diritto

Al di là della storia giudiziaria, costosa e inutile, c’è il fallimento di un teorema politico che ha coinvolto buona parte dei partiti politici, dal M5s alla Lega fino a FdI, che riducevano il fenomeno migratorio alla presunta connivenza fra trafficanti e ong
29 FEB 24
Ultimo aggiornamento: 05:3319 GIU 26
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La decisione della procura di Trapani di chiedere, dopo ben sette anni, il non luogo a procedere nei confronti della ong tedesca Jugend Rettet e dell’equipaggio della sua nave di salvataggio Iuventa apre interrogativi profondi sull’incapacità di questo paese di maneggiare un tema delicato e complesso come quello dell’immigrazione. Il primo governo Conte, quello con la Lega, si costituì parte civile contro l’equipaggio e da allora i giornali hanno dato enorme risalto alla teoria dei “taxi del mare” collusi con i trafficanti che gestiscono l’immigrazione clandestina. Una vicenda raccontata dai giornali in modo più scandalistico che razionale, con le gesta degli ex agenti di polizia infiltrati a bordo della Iuventa pomposamente celebrate sui giornali in lunghe interviste e racconti. Una vicenda che però, dopo sette anni, non ha prodotto alcuna prova della presunta collusione con gli scafisti.
Al di là della storia giudiziaria, costosa e inutile, c’è il fallimento di un teorema politico che ha coinvolto buona parte dei partiti politici, dal M5s alla Lega fino a Fratelli d’Italia, che riducevano il fenomeno migratorio alla presunta connivenza fra trafficanti e ong. Il caso Iuventa testimonia che questa erronea visione del problema è stata recepita dalla politica italiana al punto che tutti i governi che si sono susseguiti hanno sempre mantenuto la costituzione come parte civile nel processo. È facile cercare dei colpevoli da punire quando non si riesce ad affrontare un fenomeno dalle cause ben più ampie e profonde, ma aver cavalcato questa semplificazione non è solo un errore politico, è il sintomo di una logica propagandistica che prevale sull’esame serio dei problemi.
Giornalisticamente è grave che la conclusione dell’intera vicenda che per anni ha rimpolpato le prime pagine con virgolettati che somigliavano a sentenze – “L’ong lavorava con gli scafisti”, tuonava Rep. il 3 agosto 2017 – e fatti non verificati sia relegata oggi a qualche riga nelle cronache del giorno. Ha prevalso la caccia al capro espiatorio ma, come ha detto Francesca Cancellaro, legale di Iuventa, “non è così che funziona uno stato di diritto”.