Cybersecurity, le Pmi italiane tra le più esposte agli attacchi

7 FEB 24
Ultimo aggiornamento: 15:2010 GIU 25
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“Troppo esposte” ai cyberattacchi, le Pmi italiane “hanno urgente bisogno di proteggersi”. Ciononostante, “le loro piccole dimensioni e la mancanza di cultura dei rischi informatici costituiscono un limite all'adeguamento", tanto da essere "a rischio chiusura". A sottolinearlo è stato il workshop “Strumenti per migliorare la cyber posture delle Pmi” promosso dall’Academy dell’università Campus Bio-Medico di Roma, appuntamento con il quale l’ateneo romano ha dato il via alla prima edizione del Master di I livello in Cybersecurity management.
L’80% delle aziende italiane colpite da attacchi informatici (report Swascan di Tinexta) sono piccole o medie. Nel complesso nei primi 6 mesi del 2023 gli attacchi andati a buon fine sono cresciuti di oltre il 40% più del 2022: un livello che in Italia è stato quattro volte superiore a quello globale. Oggi il nostro Paese colleziona da solo il 9,6% del totale mondiale di attacchi andati a segno. Numeri certamente poco rassicuranti. Anche perché la stessa la consapevolezza di questi rischi risulta del tutto inadeguata: l'83% delle Pmi italiane ritiene di essere immune dagli attacchi informatici (dati Ipsos per Certego 2023), il 72% degli intervistati non ha mai svolto attività di formazione sui rischi informatici e il 43% non ha identificato un responsabile della sicurezza informatica (Grenke Italia condotta da Cerved Group con Clio Security).
“Le università specializzate come il Campus Bio-Medico e i centri di ricerca in cui i temi della cybersicurezza si studiano e si progettano, devono aprirsi all'esterno per dare supporto concreto al tessuto produttivo nazionale in questo percorso di innovazione – ha sottolineato il prof. Roberto Setola, ordinario di Automatica presso la facoltà di Ingegneria dell’Università Campus Bio-Medico di Roma -. In loro le piccole e medie imprese italiane possono trovare un punto di riferimento sul territorio per scegliere programmi e corsi di formazione, ma anche per reperire fondamentali competenze abilitanti in ambito cybersicurezza. L'Università Campus Bio-Medico di Roma ha da tempo attuato questa strategia di apertura, generando un eco-sistema win-win fra Ateneo e piccole e grandi aziende. Ne è sorto un ecosistema di open-innovation che in ambito di cyber security si trasforma anche in network di cooperazione e di hub per l'info-sharing su minacce, esperienze e best-practice".
Al workshop era presente, tra gli altri, il prefetto Bruno Frattasi, direttore della Acn, Agenzia Nazionale per la Cybersicurezza nazionale: “Sappiamo bene quanto la minaccia cibernetica sia in crescita nel nostro Paese, in particolare nei settori della sanità, del manifatturiero e quanto sia alto il rischio cibernetico delle Pmi italiane – ha spiegato lo stesso Frattasi -. Non resta quindi che attrezzarsi per essere preparati per affrontare i rischi e le insidie degli incidenti informatici. C’è bisogno di crescere in resilienza, in consapevolezza e in robustezza cyber”.