Come la globalizzazione può aiutare la pace. Lezione di Panetta

Estratto dell’intervento pronunciato ieri dal governatore di Bankitalia Fabio Panetta a Bologna: "La crescita economica, la prosperità e la pace sono strettamente connesse. La libera circolazione di merci, capitali, persone e idee facilita il trasferimento di conoscenze e tecnologie, contribuendo a unire i popoli"
17 GEN 25
Ultimo aggiornamento: 18:049 MAG 26
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Pubblichiamo l’estratto dell’intervento pronunciato ieri dal governatore di Bankitalia Fabio Panetta a Bologna all’incontro “Economia e pace: un’alleanza possibile ”
Il mondo si trova oggi di fronte a un aumento delle tensioni geopolitiche e dei conflitti che non può non allarmarci. Il numero delle guerre, diminuito dopo la caduta del Muro di Berlino, è tornato a crescere negli ultimi quindici anni, raggiungendo nel 2023 il valore massimo dal secondo conflitto mondiale. (...) Senza pace, l’umanità non può prosperare; né può farlo l’economia. Nei paesi coinvolti in un conflitto, la guerra danneggia gravemente i fattori essenziali per la crescita. Le ostilità distruggono il capitale produttivo – infrastrutture, macchinari e materie prime. Causano vittime soprattutto tra le nuove generazioni e piegano alle esigenze belliche le opportunità di apprendimento e la formazione di una forza lavoro qualificata. (...)
Lo sforzo bellico sostiene la domanda aggregata e può stimolare l’innovazione, ma distorcendone gravemente le finalità. I benefici economici sono però transitori e non eliminano la necessità di riconvertire l’economia una volta concluso il conflitto, anche nei paesi coinvolti che non abbiano subito danni diretti sul proprio territorio. (…)
D’altra parte, è sbagliato attribuire alla spesa militare il merito del progresso tecnologico. E’ la ricerca scientifica a stimolare l’innovazione. L’investimento militare può generare innovazione se impiegato nella ricerca. (...) La guerra rappresenta dunque una forma di “sviluppo al contrario” e non può generare prosperità.
La crescita economica, la prosperità e la pace sono invece strettamente connesse. (…) La libera circolazione di merci, capitali, persone e idee facilita il trasferimento di conoscenze e tecnologie, contribuendo a unire i popoli. L’idea che l’apertura commerciale e una profonda integrazione produttiva possano garantire una pace duratura ha ispirato l’assetto economico globale che si è formato dopo la Seconda guerra mondiale. (...) La libertà di scambiare beni e servizi, investire oltre confine e condividere idee e conoscenze ha contribuito al benessere di gran parte della popolazione mondiale, aumentando le opportunità di lavoro − soprattutto per le donne − e riducendo le disuguaglianze tra paesi ricchi e paesi in via di sviluppo. (...)
Quali politiche economiche per la pace? Il primo intervento riguarda il contrasto alle disuguaglianze, sia nei paesi poveri sia in quelli avanzati. Ridurre i divari di reddito e di opportunità è fondamentale non solo per costruire una società più giusta ed equa, ma anche per garantire stabilità sociale. Inoltre, è un prerequisito per lo sviluppo: se una parte significativa della popolazione è esclusa dalle opportunità economiche, l’intera economia ne risente. Un ulteriore ambito di intervento è il rafforzamento dei sistemi di istruzione e formazione. Un accesso equo a questi servizi è necessario per interrompere il ciclo della povertà e creare una forza lavoro qualificata e produttiva, capace di adattarsi ai cambiamenti del mercato e di avviare attività economiche. Investire nell’istruzione dei giovani, indipendentemente dalle loro condizioni iniziali, significa non lasciare indietro nessuno e valorizzare appieno il potenziale umano disponibile. Va poi rafforzata la protezione sociale e garantito l’accesso a servizi sanitari efficienti.
Questi strumenti consentono alle persone di affrontare periodi difficili senza ricadere nella povertà, facilitando la loro partecipazione attiva al mercato del lavoro e contribuendo ad aumentare la coesione sociale e la stabilità economica. (...) Le attuali tensioni commerciali e geopolitiche sono segnali di un sistema che non è riuscito a rispondere appieno alle aspettative e ai bisogni della popolazione mondiale. Ogni giorno, migliaia di persone continuano a essere stroncate dalle privazioni e dalla violenza, spesso in conflitti fratricidi che sembrano senza fine. L’economia sembra essersi globalizzata senza una “coscienza globale”.
E’ necessario rilanciare l’integrazione economica e la cooperazione internazionale, correggendone i difetti con politiche che promuovano uno sviluppo sostenibile e inclusivo, capace di coniugare la crescita con il superamento della povertà, con la giustizia sociale, con la difesa dell’ambiente. La pace e la prosperità sono legate da un vincolo profondo. La pace non è solo l’assenza di conflitti, ma la creazione di condizioni che consentano a ogni individuo di vivere una vita dignitosa, libera dalla paura e dalla povertà. Allo stesso tempo, una prosperità che non genera benessere diffuso è una prosperità effimera, che rischia di generare conflitti e instabilità. Come disse Papa Paolo VI nell’enciclica Populorum progressio “… lo sviluppo è il nuovo nome della pace”. Oggi queste parole ci ricordano l’urgenza di lavorare per un futuro di prosperità più giusto e pacifico.