Nei ricordi di un vecchio studente, l’Università Cattolica a 100 anni della sua luminosa storia: le aule, una religiosità umile e di sapore francescano, tante amicizie e una schiera di “Maestri”

Verso il tramonto di un luglio infuocato, inizio anni sessanta, uscivo – dall’austero ambiente della “Cattolica”- dopo la discussione della Laurea in Lettere Moderne, con un tema singolare “Il fenomeno carsico in Val Trompia”, attraverso anche il rapporto delle Grotte e le Leggende ad esse collegate; mi accompagnava la sorella Franca, unica spettatrice di una avventura che per “poveri cristi” rappresentava un singolare traguardo, mai ragiunto, dopo gli anni della tragica guerra tra sacche di povertà e trepide attese di una ricostruzione che appariva solo all’orizzonte , in un paese rivierasco del Po, dove avevano significato la ricchezza e il possesso, mentre ai “poveri” toccava imboccare il più umile dei lavori.
Dietro di me lasciavo le indimenticabili aule dell’Università, i tanti segni di una religiosità umile e di sapore francescano, ma soprattutto tante amicizie e una schiera indimenticabile di “Maestri”, che in quattro anni ci avevano arricchiti di valori, di ideali e di conoscenze della vita, che si apriva ad un futuro tutto da definire. Eravamo Giovani desiderosi di sapere, gli anni cinquanta ci riportavano, facilmente, alla fine di una guerra, con i suoi morti, le sue ditruzioni e le sue paurose attese; i Professori preferivano non riportarci ad un passato terribile, però portavono, visibili, i segni di una violenza terribile ( Mario Apollonio, maestro di una Letteratura che sapeva fare incontrare la vita, aveva il setto nasale che, ancora, evidenziava i colpi brutali ricevuti...Ezio Franceschini, capitano degli Alpini – educatore – rettore nei momenti più drammatici della nostra storia...attore del contributo offerto dall’Università Cattoloca alla lotta per la “liberazione della Patria”...Giuseppe Lazzati, padre costituente, “dopo che la guerra e la prigionia ne segnarono, senza domarli, il corpo e l’anima”- F.M. ) e spronavano ad essere, sempre più, testimoni di valori mai provvisori e precari.
Gli ambienti dell’Università ci erano diventati fortemente familiari, luoghi di cultura, ma pure di conversazione, di incontri, di scambio di idee sulla realtà del momento, sulla ricostruzione in atto, sul destino di Giovani che guardavano con preoccupazione al loro futuro...
Dietro di me lasciavo le indimenticabili aule dell’Università, i tanti segni di una religiosità umile e di sapore francescano, ma soprattutto tante amicizie e una schiera indimenticabile di “Maestri”, che in quattro anni ci avevano arricchiti di valori, di ideali e di conoscenze della vita, che si apriva ad un futuro tutto da definire. Eravamo Giovani desiderosi di sapere, gli anni cinquanta ci riportavano, facilmente, alla fine di una guerra, con i suoi morti, le sue ditruzioni e le sue paurose attese; i Professori preferivano non riportarci ad un passato terribile, però portavono, visibili, i segni di una violenza terribile ( Mario Apollonio, maestro di una Letteratura che sapeva fare incontrare la vita, aveva il setto nasale che, ancora, evidenziava i colpi brutali ricevuti...Ezio Franceschini, capitano degli Alpini – educatore – rettore nei momenti più drammatici della nostra storia...attore del contributo offerto dall’Università Cattoloca alla lotta per la “liberazione della Patria”...Giuseppe Lazzati, padre costituente, “dopo che la guerra e la prigionia ne segnarono, senza domarli, il corpo e l’anima”- F.M. ) e spronavano ad essere, sempre più, testimoni di valori mai provvisori e precari.
Gli ambienti dell’Università ci erano diventati fortemente familiari, luoghi di cultura, ma pure di conversazione, di incontri, di scambio di idee sulla realtà del momento, sulla ricostruzione in atto, sul destino di Giovani che guardavano con preoccupazione al loro futuro...
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