Così Arvedi ha precorso i tempi

Dal 2016 è nato il Perito 3.0: dal 25 maggio di quell’anno la Camera ha approvato il Disegno di Legge che sancisce l’obbligo di una laurea triennale per coloro che vogliono iscriversi all’albo dei Periti Industriali. Con una clausola di salvaguardia per i diplomati i quali, per i cinque anni successivi all’entrata in vigore della legge, potranno godere di una norma transitoria che gli consentirà comunque l’accesso all’albo, dopo i diciotto mesi di praticantato stabiliti dalla riforma delle professioni. Il cremonese Lorenzo Benedini abita entrambi i territori: diplomato al Torriani nel ‘91, dopo gli studi di Ingegneria Elettronica a Brescia – interrotti da un lungo periodo lavorativo, con approdo, nel ‘97, al tubificio del Gruppo Arvedi – non ha voluto rinunciare alle competenze già apprese. A luglio discuterà la Tesi in Ingegneria Gestionale, “Teoria e pratica del riscaldamento ad induzione: Forno industriale da 5400 Kilowatt”.
Lei ha vissuto l’università in due periodi diversi. Come giudica le sue esperienza? Ha trovato differenze o evoluzioni nelle materie principali?
La grande differenza non è stata nei contenuti ma nelle forma: l’Ateneo che ho frequentato s è appoggiato alla piattaforma Teleskill, una piattaforma nata per le videolezioni. È una tecnologia che ha precorso i tempi, dato che oggi termini come “webinar” o “smart working” sono figli di questa rivoluzione telematica...
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