Quella “bolla” garantisce stabilità

Il notaio Giovanni Colombani offre un prezioso contributo relativamente al tema del ‘Patto di famiglia’, analizzandone anche gli aspetti tecnici. Esso è stato introdotto nel 2006 nel nostro ordinamento. Si tratta della possibilità per un imprenditore di gestire il passaggio generazionale della propria impresa, trasferendo ad uno o più discendenti l’azienda o le quote di partecipazione al capitale della ‘società di famiglia’, senza che vi possano essere contestazioni in sede di eredità. Rappresenta una novità importante nel sistema del diritto successorio: nel nostro Paese è infatti piuttosto diffusa la presenza di imprese a carattere ‘familiare’. Pur incidendo notevolmente sulla sostanza della successione testamentaria dell’imprenditore, il patto di famiglia è un contratto tipicamente tra vivi, che comporta il trasferimento immediato dell’impresa di famiglia: «Sotto il profilo soggettivo – afferma lo stimato professionista cremonese - il trasferimento deve avvenire in favore di uno o più discendenti-assegnatari reputati dall’imprenditore meritevoli di prosecuzione. Per discendenti si intendono i legittimari (ossia i figli) o i nipoti (ossia i figli dei figli)»...
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