Alta fedeltà d’autore

“Parlare di musica è come ballare di architettura”. L’aforisma di Frank Zappa può essere riversato su un tema che ha legami profondi con le sette note: la riproduzione musicale con apparecchi ad alta fedeltà. Cos’è, esattamente, l’alta fedeltà? Dal fonografo di Edison ad oggi sono trascorsi più di cento anni: si è partiti dai 78 giri per arrivare al nastro magnetico per poi approdare all’audio digitale, un insieme di numeri – codificati in codice binario, fatto di ‘0’ e di ‘1’ - incisi nei compact disc. Nel 1982, quando il dischetto d’argento è approdato nelle case di molti musicofili l’esito è stato tutt’altro che indolore, generando due scuole di pensiero: una parte giurava che il digitale offrisse il migliore dei mondi possibili; l’altra ne criticò da subito la timbrica, definita come ‘freddo’, ‘artificiale’ ed eccessivamente analitica...
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