«Depressione e smarrimento»

Otre all’energia, alle politiche industriali e dell’ambiente le scelte degli Usa - martedì sono cominciate le elezioni americane - avranno ripercussioni sull’economia europea. Andrea Cabrini, affida a Dario Fabbri il prologo della tavola rotonda.
«Toni pacati - così principia ironico il direttore di Class Cnbc - da parte di Trump: ieri ha detto che ‘se mi sparano e colpiscono qualche giornalista per me non è un problema’».
«Toni pacati - così principia ironico il direttore di Class Cnbc - da parte di Trump: ieri ha detto che ‘se mi sparano e colpiscono qualche giornalista per me non è un problema’».
Come vede questa vigilia? Come mai nessuno, nemmeno nel mondo dei sondaggisti, si azzarda a spostare mezzo decimale da una parte o dall’altra?
«Il presidente Allegri, con una punta di perfidia, ha alzato le aspettative e pensa che io possa prevedere chi e perché vincerà: non sono un esperto di questioni elettorali. A sentimento, direi Trump, ma non c’è nulla di scientifico. Questa campagna elettorale è il prolungamento di quella, lunghissima, che è cominciata almeno dagli ultimi anni di Barack Obama. Abbiamo assistito a una campagna elettorale dentro un’America che ha una coscienza depressa di sé: questa nazione, oggi, ha smesso di essere, almeno nella forma e nelle qualità attraverso cui l’abbiamo solitamente conosciuta. È venuto meno l’ottimismo - ingenuo, un po’ velleitario ma concreto nel suo fondamento calvinista - e il mito della città sulla collina”.
La citazione è a Ronald Reagan; il quale, durante il suo discorso di commiato, nel gennaio 1989, aveva parlato dell’America come di “a shining city”, “a city upon a hill”, in grado di illuminare tutti coloro che amano la libertà. «Dopo l’undici settembre - prosegue Fabbri - e dopo i disastri in Iraq e Afghanistan gli americani scoprono - usiamo un eufemismo - che il mondo non li ama gran che e, a parte l’Occidente, gran parte dei Paesi non li ha nel cuore. Questo ha generato una notevolissima depressione, causa a sua volta di un dilaniamento interno: nel 2023, al 29 per cento degli americani è stato diagnosticato, almeno una volta, lo stato di depresso patologico. Su una popolazione di 336 milioni di abitanti è una cifra pazzesca. Da questi presupposti si è sviluppata la campagna elettorale: le due coste degli States, Atlantica e Pacifica, oscillano fra due poli: da una parte i sostenitori di Kamala Harris per i quali ‘il mondo non ci vuole più’, ‘è colpa nostra’ , ‘dobbiamo chiedere scusa perché ci siamo imposti sempre con la spada e abbiamo imposto la democrazia sparando’.
«Il presidente Allegri, con una punta di perfidia, ha alzato le aspettative e pensa che io possa prevedere chi e perché vincerà: non sono un esperto di questioni elettorali. A sentimento, direi Trump, ma non c’è nulla di scientifico. Questa campagna elettorale è il prolungamento di quella, lunghissima, che è cominciata almeno dagli ultimi anni di Barack Obama. Abbiamo assistito a una campagna elettorale dentro un’America che ha una coscienza depressa di sé: questa nazione, oggi, ha smesso di essere, almeno nella forma e nelle qualità attraverso cui l’abbiamo solitamente conosciuta. È venuto meno l’ottimismo - ingenuo, un po’ velleitario ma concreto nel suo fondamento calvinista - e il mito della città sulla collina”.
La citazione è a Ronald Reagan; il quale, durante il suo discorso di commiato, nel gennaio 1989, aveva parlato dell’America come di “a shining city”, “a city upon a hill”, in grado di illuminare tutti coloro che amano la libertà. «Dopo l’undici settembre - prosegue Fabbri - e dopo i disastri in Iraq e Afghanistan gli americani scoprono - usiamo un eufemismo - che il mondo non li ama gran che e, a parte l’Occidente, gran parte dei Paesi non li ha nel cuore. Questo ha generato una notevolissima depressione, causa a sua volta di un dilaniamento interno: nel 2023, al 29 per cento degli americani è stato diagnosticato, almeno una volta, lo stato di depresso patologico. Su una popolazione di 336 milioni di abitanti è una cifra pazzesca. Da questi presupposti si è sviluppata la campagna elettorale: le due coste degli States, Atlantica e Pacifica, oscillano fra due poli: da una parte i sostenitori di Kamala Harris per i quali ‘il mondo non ci vuole più’, ‘è colpa nostra’ , ‘dobbiamo chiedere scusa perché ci siamo imposti sempre con la spada e abbiamo imposto la democrazia sparando’.
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