Brexit: costi più alti e complicanze burocratiche

4 DIC 20
Ultimo aggiornamento: 19:22 | 16 MAG 25
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Pesca, concorrenza e governance sono i tre nodi da sciogliere per un possibile accordo commerciale fra Unione Europea e Regno Unito prima che Londra lasci Bruxelles a seguito del referendum del 23 giugno 2016 che, con il 51,89% dei voti a favore (quindi una maggioranza risicatissima), ha messo in moto il meccanismo (l’articolo 50 del Trattato sull’Ue) che regolamenta la separazione dall’Unione degli Stati membri. In Gran Bretagna vivono moltissimi cremonesi (e italiani) e quel Paese rappresenta un mercato molto importante anche a livello economico. Basti qualche numero: l’interscambio commerciale fra Roma e Londa, lo scorso anno, è stato di 35 miliardi di euro, frutto di quasi 25 miliardi di esportazioni e oltre 10 miliardi di importazioni. Per quel che riguarda Cremona, il Regno Unito rappresentava nel 2015 (ultimo dato disponibile per l’impossibilità, in queste settimane, di collegarsi al sito dell’Istat, sempre bloccato, nda) oltre 227 milioni di euro di interscambio (157 milioni di euro di esportazioni e 70 di importazioni), mentre sono ben 115 le aziende della nostra provincia attive nella meccanica, nell’alimentare, nella chimica e nel tesile che operano stabilmente all’ombra del Big Ben. L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, dunque, sarà tutto fuorchè indolore. E proprio per questo la settimana scorsa l’Associazione Industriali di Cremona ha promosso un webinar dal titolo “Brexit, possibili scenari dal 1° gennaio 2021” per informare le imprese e aiutarle a prepararsi. Nel corso dell’incontro, che ha avuto come relatore Alessandro Dotti, consulente per l’internazionalizzazione e direttore di Mantova Export, sono stati toccati gli aspetti degli adempimenti doganali e fiscali, dei trasporti, della conformità dei prodotti dei assaporti e dei visti. Con Dotti abbiamo provato a rappresentare la realtà con la quale le nostre imprese si dovranno confrontare dal 1 gennaio 2021, quando avverrà l’uscita definitiva del Regno Unito dall’Unione Doganale Europea.
Dottor Dotti, partiamo dalle domande degli imprenditori. Quali sono le preoccupazioni maggiori legate a questa uscita?
Le domande hanno riguardato essenzialmente problemi pratici: soprattutto che cosa succederà a cavallo, cioè nel momento di passaggio, e che cosa bisognerà fare per evitare o ridurre al minimo i problemi che ci saranno nelle spedizioni di dicembre, con il rischio che la merce arrivi nel Regno Unito a gennaio, quando ormai sarà fuori dal territorio doganale dell’Unione Europea. Il mio suggerimento alle aziende è stato quello di non dimenticare di mettere in allerta i propri spedizionieri. Ma se si potrà evitare di spedire delle merci dopo la metà di dicembre, sarà opportuno farlo perchè diversamente si rischierà di avere le merci congestionate, con i camion fermi, con dei costi aggiuntivi e con possibili complicanze da gestire legate al fatto che si spedisce in un Paese che esce dallo spazio doganale dell’Unione Europea. Poi, vi sono problemi di tipo gestionale, perchè ci sono clienti britannici che vorrebbero scaricare sui fornitori la gestione delle complicanze delle operazioni doganali. E, d’altronde, voler scaricare sugli esportatori dell’Unione Europea tutte le problematiche doganali effetto della Brexit credo sia un po’ un sogno, perchè comunque ci saranno dei costi da gestire e qualcuno li dovrà assorbire...
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