Il chimico e l’intellettuale

E>ntra a passo felpato nella piccola, intima Sala Rosa del Ridotto del Ponchielli, si siede alla scrivania: da un lato la macchina da scrivere d’epoca, dall’altra un registratore per l’intervista. Nel mezzo il portapenne, le sigarette e l’accendino, alle pareti libri e quadri di farfalle. Un uomo solo in scena, ti punta gli occhi addosso e via: sì, buonasera sono Primo Levi, iniziamo pure con l’intervista. E’ il Primo Levi, tecnico, il chimico, ma anche lo scrittore, l’intellettuale in quanto testimone - dell’esperienza del lager -, e, dunque, intellettuale in quanto responsabile del dovere della memoria. «Mi trovo qui, alla scrivania e gliela descrivo», spiega alla sua intervistatrice. E’ il Primo Levi, davvero intenso, di Andrea Argentieri - per il progetto Se questo è Levi, firmato da Fanny & Alexander, per la regia di Luigi De Angelis, che vigila dalle ultime file -, il primo dei tre atti. Il pubblico gli siede intorno: annullata la distanza con il performer, tra palcoscenico e pubblico, tra ieri e oggi, Primo Levi è qui e ora, così come le sue parole attuali oggi forse ancor più di ieri...
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