Sì, "Questi fantasmi" abitano i nostri incubi

22 NOV 18
Ultimo aggiornamento: 18:4616 MAG 25
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Eduardo De Filippo è uno dei nostri grandi “monumenti” del Novecento, conosciuto e rappresentato, insieme a Luigi Pirandello, nei teatri di tutto il mondo. Una grandezza che non è sbiadita con il tempo, e che non vale soltanto come testimonianza di un’epoca. Al contrario, l’attualità di “Questi fantasmi!” è per me addirittura sconcertante». Sospeso com’è sopra l’immaginario “filo” che unisce l’universo teatrale e quello cinematografico, Marco Tullio Giordana (dopo domani, domenica 25 novembre, a Cremona per la consegna del Premio “Torrone d’Oro” in occasione dell’edizione 2018 della “Festa del Torrone”) non nasconde il proprio entusiasmo di fronte all’importanza del testo eduardiano, di cui egli è regista. Un’opera, quella in programma il prossimo 28 novembre presso il teatro “San Domenico” di Crema, che racchiude dentro di sé un elemento prodigioso: scritta nel 1945 e suddivisa in ben tre atti, la commedia conserva pressoché inalterata tutta la propria “freschezza” e la propria originalità, raccogliendo unanimi consensi tanto in Italia quanto all’estero (dove più volte è stata portata in scena). Gianfelice Imparato e Carolina Rosi (che oggi dirige la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo) sono gli interpreti di un testo che - come si legge nelle note - «è la sintesi di un lavoro che ha dato l’avvio a percorsi artistici condivisi e che continua, nel rigoroso “segno” di Luca De Filippo, a rappresentare e proteggere l’immenso patrimonio culturale di una delle più antiche famiglie della tradizione teatrale italiana». «Ho deciso di affidare il testo alla preziosa e attenta regia di Giordana...
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