Giorgio Panariello Inmezz@voi, una denuncia sociale mascherata con umorismo e colpi di scena

14 MAR 13
Ultimo aggiornamento: 15:4716 MAG 25
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Immagine di Giorgio Panariello Inmezz@voi, una denuncia sociale mascherata con umorismo e colpi di scena
Sipario aperto e pubblico sul palcoscenico. Attesa trepidante degli spettatori e poi ecco che arriva lui, Giorgio Panariello Inmezz@voi in perfetto “Grillo style” per iniziare la sua arringa ovviamente scoccando frecce contro la classe politica odierna. Una denuncia sociale di tutto ciò che non va nella nostra povera Italia il tutto mascherato, neanche troppo, da gag, colpi di scena, sano umorismo e ironia sottile.
I simboli dei vecchi partiti, quelli veri, mostrati con commossa nostalgia dato che dietro ad ognuno di loro una volta si celava un personaggio di spessore e un’ideologia, ora invece… beh, ora invece non ci rimane che immaginare magari Nilde Iotti “vestita da Lady Gaga”. Eh, quelli di Berlinguer, Fanfani e Andreotti – che fortunatamente pare stia meglio! – quelli si che erano bei tempi. E il pubblico applaude convinto. Ora con tutti “questi nuovi partiti ora ci vuole il Tom Tom per andare a votare!”. Tutti sono già rapiti. E quindi anche Panariello crea il suo partito: «Il Movimento di Palle. Votate per me!». Conquista immediatamente il pubblico fin dalle prime battute che applaude e partecipa divertito più che mai. Un Panariello del tutto nuovo, completamente slegato dai personaggi di sempre che l’hanno reso celebre. Un Panariello che continua poi con una serie di battute una dietro l’altra senza ritegno, sembra inarrestabile. E parla di tutto quello che gli italiani sono stanchi di vedere e sopportare. «Perché, signori elettori, le nostre tasse dove vanno a finire? Tutti sono in crisi, ovunque, altrimenti Banderas non verrebbe in Italia a fare il gioco delle tre carte con le fette biscottate davanti ad una gallina!». Per fortuna che almeno «c’è il nuovo Papa Francesco, anche se si poteva pure pensare al Pulcino Pio come nuovo Papa no?».
Un’orchestra virtuale appare sugli schermi e lo accompagna poi in una carrellata di canzoni d’autore d’altri tempi. Fa omaggi musicali a Roberto Benigni cantando «Quanto t'ho amato» e a Sergio Endrigo con "Io che amo solo te", a Gino Paoli con “Sapore di Sale”, a Lucio Dalla con ”Piazza Grande” cantata dai Negramaro. Non poteva mancare poi l'immancabile incursione ironica nel mondo sadomaso del best seller "Cinquanta sfumature di grigio" dato che «se prima d'ora l'unico frustino che le donne conoscevano era quello per fare il tiramisù, dopo aver letto il libro chiedono ai mariti di fare un salto al sexy shop!». E il pubblico ancora una volta se la ride e sonoramente.
L’ultimo personaggio ufficiale presentato infatti è quello dell’esodato che cita Dante e Shakespeare ma che ha perso tutto e che fa dell’ironia amara lasciando tutti di stucco quando dice che «Caritas, per ironia della sorte forse, è l’anagramma di Carta sì». «Bravo!» urlato più volte a scena aperta insieme alle emozioni che non si fermano. Si passa alla commozione e all’applauso sfrenato interrotto per la serrata carrellata dei suoi personaggi storici fino al culmine con il grande Renato dove il pubblico va in delirio e non vorrebbe più uscire dal Teatro.