"Bù!" approda al Ponchielli Un attore e una porta raccontano come scacciare con una risata ogni paura

Una favola in musica di Pik Badaluk per la rassegna Il Ponchielli per i piccoli 2013. Questo pomeriggio alle 16 è andato in scena Bù!, una divertente storia di paura raccontata da un attore e da una porta, sulle tipiche paure infantili, per far comprendere ai più piccoli che le fobie possono essere superate con una risata
Di e con Claudio Milani, la rappresentazione vede testi di Milani assieme a Francesca Marchegiano, scenografie di Elisabetta Viganò, Paolo Luppino, Armando e Piera Milani, musiche di Donatella Chiantella e Andrea Bernasconi.
Di e con Claudio Milani, la rappresentazione vede testi di Milani assieme a Francesca Marchegiano, scenografie di Elisabetta Viganò, Paolo Luppino, Armando e Piera Milani, musiche di Donatella Chiantella e Andrea Bernasconi.
LO SPETTACOLO Bù! è una divertente storia di paura, raccontata da un attore... e da una porta. La porta è un confine: da una parte c’è il Bosco Verde, dall’altra il Bosco Nero. Nel Bosco Nero vivono il Ladro, il Lupo, la Strega e il padrone di tutti: il terribile Uomo Nero.
Nel Bosco Verde c’è una mamma rotonda come le torte, un papà forte, sette fratelli grandi come armadi... e anche un bambino, il piccolo Bartolomeo.
Sarà proprio lui, accompagnato dall’inseparabile copertina, a dover affrontare le creature del Bosco Nero... fino a sconfiggerle una per volta.
Con un andamento narrativo di andate e ritorni, divertente e rassicurante come una filastrocca, vengono messe in scena le paure tipiche dei bambini.
Vengono nominate, per far comprendere ai piccoli spettatori che esse sono patrimonio di tutti e che, con un po’ di coraggio, si possono sconfiggere e dimenticare.
In questo spettacolo, gli autori uniscono all’esperienza teatrale la comune formazione in ambito educativo, riuscendo nell’intento di affrontare un tema delicato per i bambini utilizzando la rinomata modalità narrativa giocosa e lineare. Bù! insegna che le paure si
superano e che ridere, a volte, è l’arma migliore.
Nel Bosco Verde c’è una mamma rotonda come le torte, un papà forte, sette fratelli grandi come armadi... e anche un bambino, il piccolo Bartolomeo.
Sarà proprio lui, accompagnato dall’inseparabile copertina, a dover affrontare le creature del Bosco Nero... fino a sconfiggerle una per volta.
Con un andamento narrativo di andate e ritorni, divertente e rassicurante come una filastrocca, vengono messe in scena le paure tipiche dei bambini.
Vengono nominate, per far comprendere ai piccoli spettatori che esse sono patrimonio di tutti e che, con un po’ di coraggio, si possono sconfiggere e dimenticare.
In questo spettacolo, gli autori uniscono all’esperienza teatrale la comune formazione in ambito educativo, riuscendo nell’intento di affrontare un tema delicato per i bambini utilizzando la rinomata modalità narrativa giocosa e lineare. Bù! insegna che le paure si
superano e che ridere, a volte, è l’arma migliore.
LA STORIA IN BREVE C’era una volta una casetta in un bosco. Il bosco di giorno era verde e di notte era nero.
La casetta aveva una porta azzurra e nella casetta vivevano una mamma, un papà e i loro 7 figli che si chiamavano: Gino, Pino, Rino, Dino, Lino, Mino e Nino. Un giorno facendo una passeggiata nel bosco trovarono un bambino abbandonato, lo presero con loro e lo chiamarono Bartolomeo.
I sette fratelli di Bartolomeo erano grandi come armadi e lui era piccolo come uno sgabello. Essendo piccolo aveva sempre paura, soprattutto del buio, della notte, dei cattivi e dei ragni. I suoi fratelli a volte lo spaventavano facendogli ‘Bù!’ Però Bartolomeo aveva un segreto: con la sua copertina d’oro poteva mandare via tutte le paure.
Il papà andava a far legna nel bosco accompagnato da Bartolomeo e dai suoi fratelli. Un giorno il papà e la mamma andarono a trovare la nonna Benvenuta che si era ammalata e lasciarono a casa Bartolomeo e i suoi fratelli con la raccomandazione di tagliare legna di giorno e di rientrare a casa prima che il bosco diventasse nero.
Il papà e la mamma sarebbero stati lontani per tre giorni. Il primo giorno Bartolomeo e i suoi fratelli andarono a tagliare legna nel bosco e sul finire della giornata fecero una corsa verso casa al grido di: ‘...lui ti prende alle spalle, e manda giù tutto intero, l’ultimo
della fila, è dell’Uomo Nero’.
Bartolomeo correva più veloce di tutti, ma i suoi fratelli gli gridarono ‘Bù!’ e per lo spavento arrivò per ultimo, proprio quando il bosco da verde era già diventato nero. L’Uomo Nero, dall’alto del suo castello nero si arrabbiò perché Bartolomeo stava correndo nel suo bosco nero e mandò il Ladro a prenderlo. Il Ladro aprì la porta della casa con la chiave _che fa aperto il chiuso e chiuso l’aperto _e rubò Bartolomeo portandolo nella sua torre altissima chiudendolo nella prigione. Ma Bartolomeo strappò un pezzo della sua coperta e con il filo che si sfilava riuscì a scappare dalla torre uscendo dalla finestra. Con furbizia chiuse il Ladro nella sua stessa prigione e tornò a casa a dormire prendendo con sé la chiave del Ladro.
Quando l’Uomo Nero arrivò dal Ladro si arrabbiò perché Bartolomeo era scappato e si mangiò il ladro, poi, siccome il bosco stava diventando verde, andò a dormire anche lui. Il giorno dopo Bartolomeo e i suoi fratelli andarono di nuovo a tagliare legna nel bosco e sul finire della giornata fecero una corsa verso casa e Bartolomeo arrivò per ultimo.
L’Uomo Nero, dall’alto del suo castello nero si arrabbiò perché Bartolomeo stava correndo di nuovo nel suo bosco nero e mandò il Lupo a prenderlo.
Il Lupo fece cadere a terra la porta di casa con la magia del dente che fa forte il debole e debole il forte ed entrò, prese Bartolomeo e lo portò nella sua tana.
Bartolomeo però prese un altro pezzo della sua coperta e lo avvolse attorno a un sasso. Il lupo mangiò il sasso credendolo un panino dorato e si ruppe il dente. Bartolomeo preso il dente, diventò fortissimo e legò le quattro zampe del Lupo appendendolo a testa in giù, poi tornò a casa. Quando l’Uomo Nero arrivò dal Lupo, non trovando Bartolomeo, si arrabbiò e si mangiò il Lupo. Il giorno dopo di nuovo Bartolomeo rientrò in casa quando il bosco era diventato nero e l’Uomo Nero mandò la Strega a prenderlo.
La Strega usò la sua bacchetta magica che scambia il fuori col dentro e il dentro col fuori utilizzando la formula magica: “cacche secche e capperi buttati nell'olio, scambia il dentro col fuori, fa come voglio!” e portò Bartolomeo nella sua stamberga. Bartolomeo usò l’ultimo pezzo della sua coperta e lo diede alla Strega perché si sentisse più bella con i capelli d’oro e quando lei si specchiò nell’acqua bollente del pentolone la buttò dentro. Poi Bartolomeo tornò a casa con la bacchetta della Strega. Quando l’Uomo nero
arrivò dalla Strega si arrabbiò così tanto che dopo essersi mangiato la Strega andò a prendere Bartolomeo. Muovendosi come un’ombra buia entrò in casa e prese Bartolomeo con tutti i fratelli chiudendoli in un sacco e portandoli nel suo castello nero.
Mentre l’Uomo Nero preparava il fuoco, Bartolomeo scappò da un buco nel sacco, usò la bacchetta della Strega per entrare nella stanza nascosta del castello, usò la chiave del Ladro per aprire il forziere e trovò un cuore nero rovesciato e dentro al cuore nero rovesciato trovò un uovo. Quell’uovo avrebbe sconfitto l’Uomo Nero, ma Bartolomeo non
sapeva come.
L’Uomo Nero però si accorse che Bartolomeo era scappato, così lo inseguì. Bartolomeo si mise a correre e con il dente del Lupo sconfisse tutte le guardie dell’Uomo nero, ma correndo gli cadde l’uovo che si ruppe e da cui uscì una piuma. L’uomo Nero stava raggiungendo Bartolomeo e aveva aperto la bocca per mangiarlo, ma Bartolomeo aveva
capito come ucciderlo. Si fermò e poi passò sotto alle gambe dell’Uomo Nero che si ribaltò a pancia all’aria. Bartolomeo gli sfilò gli stivali e usando la piuma gli fece il solletico. L’Uomo Nero rise e la sua pancia si gonfiò fino a scoppiare in un oceano di
piume. E l’Uomo Nero morì.
Bartolomeo e i suoi fratelli, con la mamma e il papà che erano tornati fecero una grande festa con tutti gli abitanti del bosco verde. Abitano ancora il castello dell’Uomo Nero che si era trasformato nel castello bianco con il tetto rosso.
Bartolomeo non ha più così tanta paura perché sa che se anche vede un ragno gli basta prendere un ‘Bù!’, chiuderlo in una mano e lanciarlo così: Bù!.
La casetta aveva una porta azzurra e nella casetta vivevano una mamma, un papà e i loro 7 figli che si chiamavano: Gino, Pino, Rino, Dino, Lino, Mino e Nino. Un giorno facendo una passeggiata nel bosco trovarono un bambino abbandonato, lo presero con loro e lo chiamarono Bartolomeo.
I sette fratelli di Bartolomeo erano grandi come armadi e lui era piccolo come uno sgabello. Essendo piccolo aveva sempre paura, soprattutto del buio, della notte, dei cattivi e dei ragni. I suoi fratelli a volte lo spaventavano facendogli ‘Bù!’ Però Bartolomeo aveva un segreto: con la sua copertina d’oro poteva mandare via tutte le paure.
Il papà andava a far legna nel bosco accompagnato da Bartolomeo e dai suoi fratelli. Un giorno il papà e la mamma andarono a trovare la nonna Benvenuta che si era ammalata e lasciarono a casa Bartolomeo e i suoi fratelli con la raccomandazione di tagliare legna di giorno e di rientrare a casa prima che il bosco diventasse nero.
Il papà e la mamma sarebbero stati lontani per tre giorni. Il primo giorno Bartolomeo e i suoi fratelli andarono a tagliare legna nel bosco e sul finire della giornata fecero una corsa verso casa al grido di: ‘...lui ti prende alle spalle, e manda giù tutto intero, l’ultimo
della fila, è dell’Uomo Nero’.
Bartolomeo correva più veloce di tutti, ma i suoi fratelli gli gridarono ‘Bù!’ e per lo spavento arrivò per ultimo, proprio quando il bosco da verde era già diventato nero. L’Uomo Nero, dall’alto del suo castello nero si arrabbiò perché Bartolomeo stava correndo nel suo bosco nero e mandò il Ladro a prenderlo. Il Ladro aprì la porta della casa con la chiave _che fa aperto il chiuso e chiuso l’aperto _e rubò Bartolomeo portandolo nella sua torre altissima chiudendolo nella prigione. Ma Bartolomeo strappò un pezzo della sua coperta e con il filo che si sfilava riuscì a scappare dalla torre uscendo dalla finestra. Con furbizia chiuse il Ladro nella sua stessa prigione e tornò a casa a dormire prendendo con sé la chiave del Ladro.
Quando l’Uomo Nero arrivò dal Ladro si arrabbiò perché Bartolomeo era scappato e si mangiò il ladro, poi, siccome il bosco stava diventando verde, andò a dormire anche lui. Il giorno dopo Bartolomeo e i suoi fratelli andarono di nuovo a tagliare legna nel bosco e sul finire della giornata fecero una corsa verso casa e Bartolomeo arrivò per ultimo.
L’Uomo Nero, dall’alto del suo castello nero si arrabbiò perché Bartolomeo stava correndo di nuovo nel suo bosco nero e mandò il Lupo a prenderlo.
Il Lupo fece cadere a terra la porta di casa con la magia del dente che fa forte il debole e debole il forte ed entrò, prese Bartolomeo e lo portò nella sua tana.
Bartolomeo però prese un altro pezzo della sua coperta e lo avvolse attorno a un sasso. Il lupo mangiò il sasso credendolo un panino dorato e si ruppe il dente. Bartolomeo preso il dente, diventò fortissimo e legò le quattro zampe del Lupo appendendolo a testa in giù, poi tornò a casa. Quando l’Uomo Nero arrivò dal Lupo, non trovando Bartolomeo, si arrabbiò e si mangiò il Lupo. Il giorno dopo di nuovo Bartolomeo rientrò in casa quando il bosco era diventato nero e l’Uomo Nero mandò la Strega a prenderlo.
La Strega usò la sua bacchetta magica che scambia il fuori col dentro e il dentro col fuori utilizzando la formula magica: “cacche secche e capperi buttati nell'olio, scambia il dentro col fuori, fa come voglio!” e portò Bartolomeo nella sua stamberga. Bartolomeo usò l’ultimo pezzo della sua coperta e lo diede alla Strega perché si sentisse più bella con i capelli d’oro e quando lei si specchiò nell’acqua bollente del pentolone la buttò dentro. Poi Bartolomeo tornò a casa con la bacchetta della Strega. Quando l’Uomo nero
arrivò dalla Strega si arrabbiò così tanto che dopo essersi mangiato la Strega andò a prendere Bartolomeo. Muovendosi come un’ombra buia entrò in casa e prese Bartolomeo con tutti i fratelli chiudendoli in un sacco e portandoli nel suo castello nero.
Mentre l’Uomo Nero preparava il fuoco, Bartolomeo scappò da un buco nel sacco, usò la bacchetta della Strega per entrare nella stanza nascosta del castello, usò la chiave del Ladro per aprire il forziere e trovò un cuore nero rovesciato e dentro al cuore nero rovesciato trovò un uovo. Quell’uovo avrebbe sconfitto l’Uomo Nero, ma Bartolomeo non
sapeva come.
L’Uomo Nero però si accorse che Bartolomeo era scappato, così lo inseguì. Bartolomeo si mise a correre e con il dente del Lupo sconfisse tutte le guardie dell’Uomo nero, ma correndo gli cadde l’uovo che si ruppe e da cui uscì una piuma. L’uomo Nero stava raggiungendo Bartolomeo e aveva aperto la bocca per mangiarlo, ma Bartolomeo aveva
capito come ucciderlo. Si fermò e poi passò sotto alle gambe dell’Uomo Nero che si ribaltò a pancia all’aria. Bartolomeo gli sfilò gli stivali e usando la piuma gli fece il solletico. L’Uomo Nero rise e la sua pancia si gonfiò fino a scoppiare in un oceano di
piume. E l’Uomo Nero morì.
Bartolomeo e i suoi fratelli, con la mamma e il papà che erano tornati fecero una grande festa con tutti gli abitanti del bosco verde. Abitano ancora il castello dell’Uomo Nero che si era trasformato nel castello bianco con il tetto rosso.
Bartolomeo non ha più così tanta paura perché sa che se anche vede un ragno gli basta prendere un ‘Bù!’, chiuderlo in una mano e lanciarlo così: Bù!.
