«Come una partitura. Senso, suono e ritmo»

16 MAG 24
Ultimo aggiornamento: 20:20 | 16 MAG 25
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Abituati come siamo alla musicalità delle parole, spesso dimentichiamo come la perfezione del loro suono sia determinata da chi, proprio con le parole, lavora con dedizione e con sacrificio ogni giorno. Anche di questo, Clelia Bettini parlerà - giovedì 23 maggio prossimo (dalle 15 alle 19) dentro l’incantevole cornice di Palazzo Guazzoni Zaccaria, a Cremona - scavando quel “filone” che il “Porte Aperte Festival” ha scelto, una volta ancora, di dedicare a un argomento oltremodo significativo: la traduzione di un testo.

Figura, per così dire, “oscura”, il traduttore è fondamentale nella realizzazione di un libro affinché il feeling tra l’autore e il lettore sia quanto più possibile forte. Quant’è importante, dunque, l’intervento del traduttore nella pubblicazione di un testo?
«Il traduttore è importante per la vita di un testo, dal momento che essa è intimamente connessa al fatto che il testo venga letto, studiato, discusso e amato (oppure odiato). La traduzione dei testi esiste, per quanto ne sappiamo, da quando esistono i testi stessi. La pratica del tradurre, tuttavia, ha la sua origine nella cultura orale, necessaria a rendere possibili gli incontri -
e anche gli scontri - di popoli che parlavano lingue fra loro diverse, spesso molto lontane le une dalle altre. Gli esseri umani si spostano sulla Terra da millenni, per i più diversi motivi, e da sempre hanno avvertito la necessità di comunicare fra loro. Di conoscersi e d’imparare cose nuove, ma anche di sognare e di divertirsi insieme. Il traduttore è una figura “oscura” proprio perché, da sempre, si fa da parte: dà voce ad altri, siano essi scrittori, commercianti, re oppure contadini. È un farsi da parte in nome di un valore più grande di quello della persona fisica, che è quello della parola. Forse, oggi, si potrebbe erroneamente ritenere “ingiusto” questo restare nascosti dietro a una tenda, in questo nostro mondo sempre più “ossessionato” dalla fama, dal successo e dalla visibilità del singolo. Il traduttore, per così dire, è conscio della propria importanza, ma non ne fa una questione di protagonismo personale: è la parola tradotta che gli sta a cuore, perché egli ne conosce la forza profonda. Una coscienza, questa, che deriva da una pratica molto speciale del dialogo con l’alterità».
Molto spesso, osservando la nostra società, si assiste a un (talvolta incomprensibile) ridimensionamento della figura del professionista, per quanto la sua importanza sia a tutti evidente. Lo stesso vale per ciò che riguarda i traduttori oppure - per nostra fortuna - è il contrario?
«Questa è una faccenda diversa rispetto a quanto si accennava poc’anzi: ha a che vedere con il mondo moderno. Ha a che vedere, essenzialmente, (...)».
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