«Alla fine, siamo tutti buffi se ci guardiamo con amore»

15 LUG 21
Ultimo aggiornamento: 19:3416 MAG 25
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«Pretendere che un uomo chiuso nella sua caverna diventi istantaneamente aperto, affettuoso e attento è irrealistico come pretendere che una donna turbata si calmi all’istante». L’humor - acuto e corrosivo - porta la firma dello scrittore e saggista statunitense John Gray, che nel suo capolavoro Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere - di cui dopo domani (domenica 18 luglio, ore 21) nella cornice di piazza della Libertà, a Casalbuttano, sarà portata in scena la trasposizione teatrale - si affida all’attrice Debora Villa per raccontare la contrapposizione tra due “universi” tanto dissimili. Sarà possibile, alla fine, che essi trovino un elemento di sintesi, un punto di convergenza? La protagonista si è espressa così.

L’opera affronta, in chiave ironica, il tema dell’incomunicabilità tra il sesso forte e il sesso debole. L’“arma” dell’ironia che cosa le permette di fare, oltre a pungere sul vivo due universi tanto differenti quali, appunto, l’uomo e la donna?
«Il mio punto di vista è la quotidianità: sviscerare le idiosincrasie della coppia fa emergere i lati buffi delle relazioni e delle persone. Perché siamo tutti buffi, se ci guardiamo con amore».
Passano gli anni, eppure il testo di Gray - «Un bestseller mondiale tradotto in quaranta lingue», informano le note di regia - non ha perso un solo grammo della sua freschezza. Qual è l’elemento dominante, capace di “fare presa” sul pubblico? Il linguaggio tanto frizzante, per esempio?
«Senz’altro il linguaggio, ma anche l’estrema semplicità e l’obiettività con cui l’autore guarda alle cose....
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