Incontro a Copenaghen Due scienziati, l’atomica e il tempo che torna (?)

Il teatro punta i propri riflettori sulla Grande Storia affidandosi a uno spettacolo - Copenaghen, in programma sul palcoscenico del Teatro Ponchielli il prossimo 13 febbraio (ore 20.30) nell’ambito della stagione di Prosa - di straordinaria qualità e, soprattutto, a un attore - Massimo Popolizio - fra i più in apprezzati del momento sul panorama teatrale italiano. Merito, non c’è dubbio, della sua straordinaria performance attoriale nel recente film Sono tornato, in cui a essere rivisitata, mediante una chiave di lettura oltremodo originale, è la figura di Benito Mussolini, nell’occasione inquadrata attraverso una lente sì demistificatoria e parodistica, ma non per questo non convincente.
Tra le più celebri e rappresentate del teatro italiano (scaturito dalla penna di Micheal Frayn, il testo è qui affidata a un regista di spessore qual è Mauro Avogadro), l’opera in programma al Ponchielli vede svolgersi l’azione - così spiegano le note registiche - «dentro un luogo che ricorda un’aula di fisica laddove, immersi in un’atmosfera quasi irreale, tre persone (si tratta di due uomini e di una donna) parlano di fatti avvenuti tanto tempo prima, quando tutt’e tre erano ancora vivi». A dominare la scena sono gli scienziati Niels Bohr (a interpretarlo è Umberto Orsini), sua moglie Margrethe (Giuliana Lojodice) e Werner Heisenberg (il già citato Popolizio), il cui tentativo - ed è proprio questo l’elemento che funge da trait d’union tra ciò che è finzione (il teatro) e ciò che è realtà (il corso della storia) - «è quello di chiarire che cosa avvenne nel lontano 1941, nella città di Copenaghen, quando improvvisamente il fisico tedesco Heisenberg fece visita al suo maestro Bohr in una Danimarca occupata dai nazisti.
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Tra le più celebri e rappresentate del teatro italiano (scaturito dalla penna di Micheal Frayn, il testo è qui affidata a un regista di spessore qual è Mauro Avogadro), l’opera in programma al Ponchielli vede svolgersi l’azione - così spiegano le note registiche - «dentro un luogo che ricorda un’aula di fisica laddove, immersi in un’atmosfera quasi irreale, tre persone (si tratta di due uomini e di una donna) parlano di fatti avvenuti tanto tempo prima, quando tutt’e tre erano ancora vivi». A dominare la scena sono gli scienziati Niels Bohr (a interpretarlo è Umberto Orsini), sua moglie Margrethe (Giuliana Lojodice) e Werner Heisenberg (il già citato Popolizio), il cui tentativo - ed è proprio questo l’elemento che funge da trait d’union tra ciò che è finzione (il teatro) e ciò che è realtà (il corso della storia) - «è quello di chiarire che cosa avvenne nel lontano 1941, nella città di Copenaghen, quando improvvisamente il fisico tedesco Heisenberg fece visita al suo maestro Bohr in una Danimarca occupata dai nazisti.
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