Se il naso di Pinocchio smaschera le bugie

22 GEN 18
Ultimo aggiornamento: 18:3416 MAG 25
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«Uno spettacolo duro, forte, inquietante e, allo stesso tempo, aderente al libro di Carlo Collodi». Così qualche autorevole critico teatrale ha definito “Pinocchio”, l’opera - una produzione a firma del teatro “Piccolo” di Milano - che Antonio Latella presenterà, in una doppia recita (mercoledì 24 e giovedì 25 gennaio, alle ore 20.30), al pubblico del “Ponchielli” nell’ambito della sezione “Diversamente” della stagione di Prosa. Una proposta di grande spessore, quella del celebre regista campano, che - messa momentaneamente da parte la sua voglia di rendere omaggio alla poetica di Rainer Werner Fassbinder (due i suoi titoli indimenticabili: “Le lacrime amare di Petra Von Kant” e il più recente “Ti regalo la mia morte, Veronika”) - si cimenta in quella che è stata indicata come «una sfida con una figura universale che appartiene a tutti, e di cui tutti coltivano una memoria propria, persino esclusiva».
Talento puro, formidabile per la sua capacità di avvincere gli spettatori - senza alcuna paura perfino di sconvolgerli -, Latella non rinuncia alla sua precisa identità di regista trovando nel burattino collodiano l’occasione per raccontare una vicenda di straordinario significato, affidata all’interpretazione di Christian La Rosa. «Siamo abituati a pensare che il Pinocchio veda il proprio naso allungarsi ogni volta che dice una bugia - spiega Latella nelle note di regia -: così ci hanno insegnato, questo abbiamo imparato a credere. Eppure, anche questa è una menzogna raccontata dagli adulti. Il naso di Pinocchio, nella favola collodiana, si allunga varie volte, ma non sempre quando Pinocchio mente. Anche la fame è legata al naso, perché Geppetto ha pensato bene di creare al suo burattino uno stomaco. Il naso permette a Pinocchio di sentire il respiro della vita in modo diverso rispetto a noi»
«È l’artificio del teatro, ancora una volta, a svelarci con il suo raffinato mentire la verità. Di sicuro - conclude con vena sarcastica Latella, che ha siglato la drammaturgia dello spettacolo con Federico Bellini e Linda Dalisi -, delle menzogne degli adulti, Pinocchio è stato un abilissimo apprendista». Pochi - o inesistenti - i cliché tipici delle fiabe. Inutile cercarli, perché - lo ha scritto con estrema competenza uno tra i quotidiani italiani più diffusi - «Latella si pone davanti a Pinocchio cercando uno sguardo depurato dalle infinite interpretazioni sul personaggio di Collodi cercando, ammesso che esista, ciò che finora non è ancora stato visto».