La danza per tutti che vince il Babau

11 MAG 17
Ultimo aggiornamento: 18:2416 MAG 25
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La Tana del Babau è in via Valdipado, in un edificio di edilizia residenziale pubblica. «E’ una zona strategica» assicura Chiara Servalli, insieme a Marianna Bufano, maestra e coordinatrice del laboratorio di “danza per la coesione sociale”. «Babau è la cosa di cui i grandi e piccoli hanno paura perché non la conoscono. Noi abbiamo scelto questo nome - spiega Chiara - perché invece la danza è un modo per conoscere quello che è diverso per integrare le persone che per qualche motivo vengono un po’ emarginate dalla vita del quartiere».
All’inizio - era il 1999 - “Il Laboratorio” era l’idea condivisa dai centri di Aggregazione giovanile della città, dalla parrocchia di Cristo Re e dal Servizio politiche giovanili del Comune, per creare spazi di socializzazione per preadolescenti e adolescenti, in un clima di apertura a diversità etniche e culturali che si affacciavano nel quartiere e con insegnanti forti di una preparazione professionale in ambito tecnico e sotto il profilo educativo.
Oggi quell’idea è diventata un’associazione di promozione sociale con oltre 200 soci, ballerine dai tre anni all’età adulta e un movimento di solidarietà che coinvolge tutto il quartiere e che nel 2015 si è aggiudicata i fondi messi a disposizione da Fondazione Cariplo insieme ad altre 18 fondazioni bancarie con il bando Funder35, per il sostegno a imprese culturali under35 innovative e sostenibili.
Il Laboratorio dunque cresce, non solo nella formazione artistica, ma anche nei suoi obiettivi educativi e di integrazione che mettono al centro la cura delle relazioni. La sperimentazione e la contaminazione di linguaggi diventano così una risorsa per la collettività.
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