"I monologhi della vagina" contro i tabù l'Associazione Donne contro la Violenza porta a Crema la pièce di Eve Ensler

9 MAR 13
Ultimo aggiornamento: 15:4116 MAG 25
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Una parola che provoca ansia, disprezzo, paura, vergogna. Inizia per “v” e non si pronuncia, perché «ciò che non si dice non viene visto, diventa un segreto».
I “Monologhi della vagina” tornano sulla scena, stavolta in sala Pietro da Cemmo: la spumeggiante pièce tratrale della statunitense Eve Ensler s'inserisce nel ventaglio di iniziative pensate per l'8 marzo dall'Associazione Donne contro la Violenza, in collaborazione con il collettivo V-Day di Reggio Emilia.
La performance non convenzionale conquista il pubblico in sala Pietro da Cemmo, prima scettico, poi divertito dalla libertà di raccontarsi e chiamare le cose con il loro nome. Dodici donne a piedi nudi e mente aperta, con la missione di riabilitare quelle parole che proprio non sta bene dire. Voci che s'incrociano e si rincorrono sul filo di piccoli drammi in rosa rubati alla quotidianità. Durante lo spettacolo i tabù culturali scivolano via con gli abiti di scena, indumenti feminili bianchi e rossi come purezza e voluttà. Alle interviste in rosa raccolte dall'autrice si alternano testimonianze tratte dalle pagine più dure della storia contemporanea, dal dramma delle mutilazioni genitali nel sud del mondo agli stupri subiti dalle donne bosniache durante l'occupazione militare. Donne che si spogliano e mostrano le innumerevoli sfaccettature di un mondo mai banale fatto segreti e drammi quotidiani, gioie, preoccupazioni, ora piccole e buffe, ora profonde e lucide come cicatrici.