L'anno dei giganti, Verdi e Wagner: una panoramica sul bicentenario

Questo 2013 reca con sé le ricorrenze di due importanti, significativi anniversari: quelli delle nascite di Richard Wagner e di Giuseppe Verdi, giganti del panorama musicale operistico. Due personalità diverse, due repertori artistici con caratteristiche profondamente diverse, due storie personali con connotazioni pure profondamente diverse, ma con un tratto comune indiscutibile: la grandezza, la genialità della loro arte.
Due compositori il cui bicentenario della nascita merita di essere degnamente celebrato con una quantità e una qualità di iniziative che si pongano veramente all’altezza delle loro storie, del loro valore artistico. Ciò sta già avvenendo in questo primo scorcio dell’anno; altre iniziative sono programmate per tutto il 2013, anche se non si riesce ancora ad avere un quadro complessivo della loro dimensione (non si conosce ancora, ad esempio, il programma del Festival Verdi previsto, come avviene da diversi anni, a Parma, dove peraltro si è già inaugurata la stagione lirica con la messa in scena di una delle più belle opere del Cigno di Busseto, Un ballo in maschera). L’arte di Wagner è cospicuamente presente – a livello internazionale – nei cartelloni delle stagioni liriche 2012/2013. Il suo Lohengrin ha inaugurato la stagione della Scala, con il corredo di qualche polemica circa il fatto che sia stata un’opera del compositore tedesco – anziché un’opera verdiana – ad inaugurarla.
Credo che dobbiamo guardarci dall’assumere atteggiamenti di carattere nazionalistico, tendenti a non riconoscere adeguatamente la ricorrenza wagneriana. Certo è, però, che l’occasione del bicentenario non va sottovalutata, al fine di rendere omaggio alla memoria, all’arte di Giuseppe Verdi, sia per ciò che rappresenta – a livello mondiale – in quanto ad incarnazione, al massimo livello, della tradizione, della genialità del melodramma italiano, sia per quanto la sua figura si collega strettamente ad una delle stagioni più importanti e significative della nostra storia, quella del Risorgimento. Pur considerando le difficoltà del momento che il nostro paese vive – sul piano economico e sociale – è giusto e doveroso reperire le risorse idonee a ricordare degnamente Giuseppe Verdi. Il problema si pone anche qui, a Cremona, dove – a quelle più generali – si aggiunge qualche motivazione particolare perché ci si impegni ad onorare, come si conviene, la ricorrenza del bicentenario. Per la nostra storia, che testimonia come il nostro territorio vanti una significativa consuetudine in materia di melodramma. Per la nostra collocazione, che ci vede in una indiscutibile contiguità alle terre verdiane (possiamo dire di respirare il clima verdiano, ad una ventina di chilometri da Busseto). Per il fatto che Giuseppe Verdi abbia avuto costanti rapporti con la nostra città, come ben documenta Daniele Tomasini nel suo libro Giuseppe Verdi e Cremona.
Non mi è ancora dato, al momento, di avere un quadro complessivo delle iniziative volte ad onorare, nel nostro territorio, la memoria e l’arte del Cigno di Busseto, ma so che ci si sta attivando, da più parti, per farlo. L’attenzione è rivolta particolarmente nei confronti del nostro principale teatro, il Ponchielli, che vanta una gloriosa tradizione in fatto di melodramma: quale spazio avrà Verdi nella stagione lirica di quest’anno? Ciò dipenderà dal tipo di programmazione che verrà scelta dal Circuito lirico regionale, del quale il Ponchielli fa parte, ma sicuramente almeno un significativo titolo verdiano verrà collocato nel cartellone delle opere che verranno rappresentate in questo 2013. Va detto, però, che – in attesa che si compiano le scelte relative alla stagione lirica – la Fondazione che gestisce il teatro cremonese ha già programmato un importante evento verdiano, che si colloca nella rassegna Per la Grande Età: si intitola Cori sempre… Verdi. Si tratta di un concerto – previsto per il 19 aprile e allestito in collaborazione con il Coro Lirico Ponchielli-Vertova, che ne sarà protagonista – volto ad evidenziare un elemento particolarmente rilevante nelle opere verdiane: il protagonismo, in diverse di esse, del coro, che non si limita ad interagire con i cantanti solisti.
Attraverso una selezione di brani corali indimenticabili – eseguiti con la direzione del maestro Patrizia Bernelich e collegati fra di loro da una presentazione che ne sottolineerà le particolarità – si ripercorrerà l’arte di Verdi. Sarà importante però – e di notevole rilievo culturale – che il sommo compositore non venga onorato soltanto con l’esecuzione – in concerti – di pagine tratte dal suo repertorio operistico e da altre sue composizioni, ma si trovi il modo – con conferenze, dibattiti, incontri a tema – di parlare di lui, della sua particolare personalità, del ruolo da lui avuto negli anni della costruzione dell’unità d’Italia, oltre che del suo percorso artistico. Su questo piano è già proiettata, ad esempio, l’attività dell’Adafa nel corso di quest’anno (partendo da aprile), con incontri, conferenze volte a trattare del profilo artistico del grande musicista attraverso le considerazioni di prestigiosi musicologi; del suo rapporto con Cremona; delle interpretazioni dei suoi personaggi da parte di celebri artisti lirici cremonesi; del posto occupato nelle sue opere dai temi della politica e della libertà.
Un tipo di attività, questa, che è augurabile trovi ulteriori momenti anche da parte di altri soggetti culturali ed istituzionali operanti nel nostro territorio. Noi stessi, su queste colonne, pensiamo di essere presenti su tali tematiche, partendo – ad esempio – dal sottolineare quale spazio abbiano avuto le interpretazioni verdiane nei percorsi artistici di celebri cantanti lirici cremonesi (Mario Basiola, Giuseppe Modesti, Aldo Protti).
Due compositori il cui bicentenario della nascita merita di essere degnamente celebrato con una quantità e una qualità di iniziative che si pongano veramente all’altezza delle loro storie, del loro valore artistico. Ciò sta già avvenendo in questo primo scorcio dell’anno; altre iniziative sono programmate per tutto il 2013, anche se non si riesce ancora ad avere un quadro complessivo della loro dimensione (non si conosce ancora, ad esempio, il programma del Festival Verdi previsto, come avviene da diversi anni, a Parma, dove peraltro si è già inaugurata la stagione lirica con la messa in scena di una delle più belle opere del Cigno di Busseto, Un ballo in maschera). L’arte di Wagner è cospicuamente presente – a livello internazionale – nei cartelloni delle stagioni liriche 2012/2013. Il suo Lohengrin ha inaugurato la stagione della Scala, con il corredo di qualche polemica circa il fatto che sia stata un’opera del compositore tedesco – anziché un’opera verdiana – ad inaugurarla.
Credo che dobbiamo guardarci dall’assumere atteggiamenti di carattere nazionalistico, tendenti a non riconoscere adeguatamente la ricorrenza wagneriana. Certo è, però, che l’occasione del bicentenario non va sottovalutata, al fine di rendere omaggio alla memoria, all’arte di Giuseppe Verdi, sia per ciò che rappresenta – a livello mondiale – in quanto ad incarnazione, al massimo livello, della tradizione, della genialità del melodramma italiano, sia per quanto la sua figura si collega strettamente ad una delle stagioni più importanti e significative della nostra storia, quella del Risorgimento. Pur considerando le difficoltà del momento che il nostro paese vive – sul piano economico e sociale – è giusto e doveroso reperire le risorse idonee a ricordare degnamente Giuseppe Verdi. Il problema si pone anche qui, a Cremona, dove – a quelle più generali – si aggiunge qualche motivazione particolare perché ci si impegni ad onorare, come si conviene, la ricorrenza del bicentenario. Per la nostra storia, che testimonia come il nostro territorio vanti una significativa consuetudine in materia di melodramma. Per la nostra collocazione, che ci vede in una indiscutibile contiguità alle terre verdiane (possiamo dire di respirare il clima verdiano, ad una ventina di chilometri da Busseto). Per il fatto che Giuseppe Verdi abbia avuto costanti rapporti con la nostra città, come ben documenta Daniele Tomasini nel suo libro Giuseppe Verdi e Cremona.
Non mi è ancora dato, al momento, di avere un quadro complessivo delle iniziative volte ad onorare, nel nostro territorio, la memoria e l’arte del Cigno di Busseto, ma so che ci si sta attivando, da più parti, per farlo. L’attenzione è rivolta particolarmente nei confronti del nostro principale teatro, il Ponchielli, che vanta una gloriosa tradizione in fatto di melodramma: quale spazio avrà Verdi nella stagione lirica di quest’anno? Ciò dipenderà dal tipo di programmazione che verrà scelta dal Circuito lirico regionale, del quale il Ponchielli fa parte, ma sicuramente almeno un significativo titolo verdiano verrà collocato nel cartellone delle opere che verranno rappresentate in questo 2013. Va detto, però, che – in attesa che si compiano le scelte relative alla stagione lirica – la Fondazione che gestisce il teatro cremonese ha già programmato un importante evento verdiano, che si colloca nella rassegna Per la Grande Età: si intitola Cori sempre… Verdi. Si tratta di un concerto – previsto per il 19 aprile e allestito in collaborazione con il Coro Lirico Ponchielli-Vertova, che ne sarà protagonista – volto ad evidenziare un elemento particolarmente rilevante nelle opere verdiane: il protagonismo, in diverse di esse, del coro, che non si limita ad interagire con i cantanti solisti.
Attraverso una selezione di brani corali indimenticabili – eseguiti con la direzione del maestro Patrizia Bernelich e collegati fra di loro da una presentazione che ne sottolineerà le particolarità – si ripercorrerà l’arte di Verdi. Sarà importante però – e di notevole rilievo culturale – che il sommo compositore non venga onorato soltanto con l’esecuzione – in concerti – di pagine tratte dal suo repertorio operistico e da altre sue composizioni, ma si trovi il modo – con conferenze, dibattiti, incontri a tema – di parlare di lui, della sua particolare personalità, del ruolo da lui avuto negli anni della costruzione dell’unità d’Italia, oltre che del suo percorso artistico. Su questo piano è già proiettata, ad esempio, l’attività dell’Adafa nel corso di quest’anno (partendo da aprile), con incontri, conferenze volte a trattare del profilo artistico del grande musicista attraverso le considerazioni di prestigiosi musicologi; del suo rapporto con Cremona; delle interpretazioni dei suoi personaggi da parte di celebri artisti lirici cremonesi; del posto occupato nelle sue opere dai temi della politica e della libertà.
Un tipo di attività, questa, che è augurabile trovi ulteriori momenti anche da parte di altri soggetti culturali ed istituzionali operanti nel nostro territorio. Noi stessi, su queste colonne, pensiamo di essere presenti su tali tematiche, partendo – ad esempio – dal sottolineare quale spazio abbiano avuto le interpretazioni verdiane nei percorsi artistici di celebri cantanti lirici cremonesi (Mario Basiola, Giuseppe Modesti, Aldo Protti).