Puccini e la musica che “porta a Dio”

2 MAG 24
Ultimo aggiornamento: 20:1916 MAG 25
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“Puccini era convinto che tutta l’arte potesse portare a Dio, come si vede dal compenetrarsi di temi musicali sin nelle sue prime composizioni per la liturgia e per il teatro, e come troviamo nelle trame di Le Villi, Edgar, Manon Lescaut, attraverso una propensione particolare a individuare una radice o un messaggio etico o religioso. Oltre ai riferimenti religiosi presenti nella Tosca o in Madama Butterfly, è con La fanciulla del West e Suor Angelica che la religiosità di Puccini diviene più evidente, assumendo una modernità di problematiche e di accenti che potrebbe coinvolgere, almeno per i contenuti provocatori, ogni ascoltatore. Il compositore lucchese fu spinto fin da giovane a comporre piccoli pezzi per organo e poi partiture per la liturgia sempre più complesse, avendo alle spalle una tradizione ininterrotta, specie da parte paterna, che può risalire fino al trisavolo omonimo. Quando a vent’anni anni inizia a comporre alcuni pezzi sacri, che rimangono nel catalogo delle sue opere, Puccini sta già riflettendo sulla natura della sua arte, riscontrando un’ovvia propensione al genere sacro, secondo la tradizione secolare di famiglia, ma al tempo stesso un irresistibile fascino per il teatro d’opera”. Le parole della nipote del compositore, Simonetta, sono il preambolo per introdurre il recente doppio cd inciso dall’organista cremonese Paolo Bottini: due dischi dedicati alle opere giovanili scritte dall’autore di cui quest’anno ricorre il centenario dalla morte....
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