Se l’occhio dell’Inquisitore spegne i sogni di libertà

30 NOV 23
Ultimo aggiornamento: 20:1216 MAG 25
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Si respira un clima di repressione feroce nel claustrofobico tribunale che fa da sfondo al nuovo allestimento dei Teatri di OperaLombardia del Don Carlo di Verdi - opera tra le più enigmatiche e avvincenti del compositore di Busseto e che tra l’altro inaugurerà la Stagione de La Scala di Milano - andata in scena lo scorso fine settimana al Ponchielli. Nell’intuizione registica di Andrea Bernard, le Fiandre assurgono a simbolo di tutte le battaglie per la libertà di ogni tempo e popolo, spesso naufragate nel sangue per mano violenta del potere. E poco importa se la mano, con il passare degli anni, si fa incerta e tremante come quella del Grande Inquisitore che, vecchio e malandato, arriva sul palco in sedia a rotelle. Il suo volere non concede vie di fuga e la sete di libertà finisce per schiantarsi contro il muro del potere. Nella scena finale, Elisabetta passeggia tra sagome di corpi esanimi a terra: il dolore da personale si fa universale. Morirà anche lei, colpita da un proiettile (facendo storcere un po’ il naso ai puristi)...
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