Ricordando Massimo Urbani, genio e sregolatezza

26 OTT 23
Ultimo aggiornamento: 18:10 | 16 MAG 25
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“Jazz at the pandemic time” è stato un appuntamento in cui, durante il lockdown, Paolo Fresu intervistava illustri jazzisti: chiacchierate su musica, arte, letteratura, cinema, si alternavano e sovrapponevano a ricordi, riflessioni, aneddoti, frammenti di vita in tour, schegge uscite dal pentagramma. Ad aprire la serie di videointerviste di Fresu ai colleghi su YouTube, Enrico Rava, tra i jazzisti più importanti di sempre ed anche abilissimo narratore. Dalle sue parole è emersa la figura, gigantesca, di Massimo Urbani, genio e sregolatezza applicato al jazz, talento precoce, passato - nei primi anni Settanta - sotto l’ala protettiva dello stesso Rava, come componente del suo quartetto del tempo. Il suo sax capace di disegnare traiettorie così ammalianti, un suono che inchioda, un’agilità pazzesca nell’utilizzo dello strumento. Charlie Parker (il riferimento più nitido), Coltrane, Coleman, Konitz: Urbani giocava nel campionato dei “grandissimi”, cercando - a seconda del periodo - convergenze tra loro, filtrandole con una personalità comunque fortemente marcata e riconoscibile. A trent’anni dalla scomparsa, questo live,...
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