Un concentrato di classe, stile e tecnica sconfinata

“Scrivere di Chick Corea equivale a scrivere di qualcuno che ha cambiato la mia vita. Un vero amico e uno dei più grandi musicisti con cui ho avuto il piacere di collaborare”: con queste parole John McLaughlin ricorda la figura dell’illustre collega, scomparso nel 2021 e omaggiato - come peraltro il chitarrista della Mahavishnu Orchestra - di un’uscita a suo nome per celebrare i suoi Montreux Years. Un disco da avere assolutamente non solo per la bellezza intrinseca dell’oggetto in sé, ma anche per la classe, lo stile e la tecnica sconfinata instillata in questa manciata di brani. Queste esecuzioni sono un sunto dei momenti più significativi e interessanti delle sue tante esibizioni sul palco del prestigioso festival svizzero con diverse band: il Chick Corea New Trio, la Freedom Band - che in Bud Powell, dedicata al grande pianista newyorkese, è a dir poco incredibile -, le sue Akoustic Band (in stato di grazia assoluta in quel concerto al Casino di Montreux nel lontano 1988), ed Elektric Band, che in Interlude, piacevole divertissement, coinvolge il pubblico rendendolo parte attiva di una riuscita improvvisazione. Who’s inside the piano?, sebbene sia estrapolata da una data con il suo quartetto, è in realtà un suo singolo virtuosismo, non fine a sé stesso ma occasione per veicolare un ampio spettro di sensazioni ed emozioni....
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