L’uomo che cambiò la musica “5 o 6 volte”

7 OTT 21
Ultimo aggiornamento: 19:3816 MAG 25
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1987: Washington. Cena di gala alla Casa Bianca con l’allora Presidente Reagan e il segretario di Stato George Shultz. In mezzo ad uno stuolo di autorità, celebrità assortite e distinte signore dell’élite del tempo, Miles Davis - come un pesce fuor d’acqua - rispose, in modo impeccabile, all’ennesima domanda volutamente provocatoria e snob rivoltagli dalla moglie di un politico di allora (in “Miles”, la sua autobiografia, nemmeno la cita per nome). “Bè, che cosa ha fatto lei di tanto importante nella sua vita per essere qua?”. Questo il rozzo interrogativo rivolto al leader del gruppo che, tanto per fare un esempio, aveva inciso Kind of Blue. “Bè, ho cambiato la musica cinque o sei volte, penso sia questo che ho fatto”. Risposta perfetta. Quasi chirurgica. E un grazie, seppur in differita di decenni, è doveroso spenderlo ancora nei confronti del jazzista americano, anche - e ovviamente non solo - per questo. “Merci Miles!” dunque, come il titolo dell’ultimo album a suo nome, un live che racconta la terza data del tour europeo del 1991 al Vienne Jazz Festival. Il disco, pubblicato in estate dalla Rhino Records, offre due cover di Prince (Jailbait e Penetration), artista per il quale Davis nutriva (ricambiato) profonda ammirazione. L’istantanea dell’ultima tournée di un gigante della musica, propone anche la cover di Time After Time di Cyndi Lauper,...
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