«Amo il Novecento e sono aperto alla musica “nuova”»

Primo debutto all’Auditorium Arvedi per Gli Archi di Cremona, ensemble che riunisce i migliori esecutori di strumento ad arco della città. Un altro tocco di cremonesità - domenica alle 18 - sarà la presenza del compositore cremonese Roberto Solci, in qualità di direttore. Dal podio non solo condurrà la compagine concittadina ma proporrà un brano in prima esecuzione assoluta: il suo “Stradivari Concerto” per violino e orchestra. Il solista è Domenico Nordio, vincitore del Viotti International Competition di Vercelli - con Yehudi Menuhin presidente di giuria - e del Grand Prix dell’Eurovisione nel 1988. Lo abbiamo intervistato poco prima delle prove.
Maestro, prima di approfondire le pagine del concerto ci interessa scoprire da dove nasce il suo interesse per i capolavori del Novecento Italiano: per la Sony ha registrato i concerti di Busoni, Casella, Wolf-Ferrari, Respighi, Castelnuovo-Tedesco e Malipiero.
«Nascono da un particolare periodo della mia vita, durante il quale mi sono appassionato alla riscoperta degli autori italiani: quelli che, per ragioni ideologiche e politiche, sono stati dimenticati e relegati sotto un cono d’ombra. Sono musicisti che hanno avuto la colpa di vivere, più o meno collusi, con il regime fascista. È una macchia di altri compositori, anche non italiani. Il giudizio nei loro confronti, però, è stato completamente diverso. La riscoperta di questi brani, che il nostro Paese ha deciso di dimenticare con atteggiamento provinciale e autolesionista, sono semplicemente meravigliosi. Si è sempre pensato che la nostra musica violinistica strumentale si limitasse al periodo barocco e che il genio italiano vivesse solo nell’opera. Non è così, ovviamente: prima del mio interesse Respighi e Casella sono stati eseguiti molto di rado....
«Nascono da un particolare periodo della mia vita, durante il quale mi sono appassionato alla riscoperta degli autori italiani: quelli che, per ragioni ideologiche e politiche, sono stati dimenticati e relegati sotto un cono d’ombra. Sono musicisti che hanno avuto la colpa di vivere, più o meno collusi, con il regime fascista. È una macchia di altri compositori, anche non italiani. Il giudizio nei loro confronti, però, è stato completamente diverso. La riscoperta di questi brani, che il nostro Paese ha deciso di dimenticare con atteggiamento provinciale e autolesionista, sono semplicemente meravigliosi. Si è sempre pensato che la nostra musica violinistica strumentale si limitasse al periodo barocco e che il genio italiano vivesse solo nell’opera. Non è così, ovviamente: prima del mio interesse Respighi e Casella sono stati eseguiti molto di rado....
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