Dylan & Harrison Ospitata che vale il biglietto

Nelle note del booklet del triplo cd intitolato 1970, il critico Michael Simmons si spende in un’analisi estremamente interessante delle sessions confluite, inaspettatamente, in un’uscita non inserita nel prolifico filone delle Bootleg Series. Una tracklist infinita di canzoni (25 nel primo disco, 26 nel secondo e 23 nel terzo) che restituisce ai dylanofili più incalliti il processo che avrebbe portato il bardo di Duluth a incidere due album controversi e spesso (ingiustamente) bistrattati: Self Portrait e New Morning. Nella sterminata discografia dell’autore di Blood On The Tracks, le sessions della primavera/estate del Settanta, sono state spesso al centro di speculazioni, mitizzate e piratate. Questa recente uscita offre una panoramica esaustiva del processo compositivo di Dylan (ad esempio ogni versione di I Went to See The Gypsy ha la sua dignità e la sua intrinseca bellezza), dalla scelta delle cover, per “sgranchirsi” con il repertorio di illustri colleghi, ad un “ospitata” che da sola vale il prezzo del biglietto, ovvero quella di George Harrison....
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