Ripresa con Gershwin Un “fanciullino” per Stefano Bollani

6 MAG 21
Ultimo aggiornamento: 19:2916 MAG 25
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“Nel tempo Gershwin è diventato più pomposo di quel che era in origine, si è fatta della sua musica una lettura più classica. È finito col diventare un Romantico. Ma non è un Romantico: non è Brahms, che ad ogni battuta ti vuole scavare dentro e contorcere. Non è necessario, per considerare Gershwin un grande compositore, trovare in lui a tutti i costi forzate ascendenze classiche o la libertà improvvisatoria del jazz. Gershwin non è nato ascoltando Grieg, tutt’al più ci ha provato con orgoglio, ha voluto scrivere il primo concerto veramente americano della storia ma non sento in lui né Grieg né Mozart. Forse del Rachmaninoff, ma inteso come modello di successo. Gershwin, per me, è molto “fanciullino”, va molto a ispirazione. In lui sento l’America vera, la sua semplicità”.
Sono le osservazioni di Stefano Bollani, scritte poco più di dieci anni fa, quando incise con Riccardo Chailly la sua personale e felicissima lettura di “Rapsodia in Blu”.
Il pianista, reduce dal successo della striscia televisiva “Via dei matti nº 0”, ha già fatto il tutto esaurito: il concerto al Teatro Ponchielli - stasera alle 20, il primo dopo la lunga chiusura imposta dalla pandemia - segna la ripartenza nel segno di Gershwin: la sopraccitata Rapsodia e l’Ouverture Cubana, accostate ad una pagina poco conosciuta ma firmata da un altro gigante del jazz: Duke Ellington.
L’autore di “Take the A Train” firma “Three Black Kings”, altra pagina di jazz ‘sinfonico’ ispirato a tre grandi neri della storia: Baldassarre, Salomone (figlio di Davide e Betsabea)...
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