La “resurrezione” elettrica di Neil Young

Ebbi la fortuna di vedere Neil Young con i Crazy Horse nel 2000 a Brescia (ad aprire quella serata, memorabile, i Black Crowes reduci dalla pubblicazione di Lions). Il concerto di Young fu travolgente, chitarre sature,wall of sound poderoso, brani dilatati all’inverosimile. Ecco perché la notizia di un live fresco di pubblicazione con quella backing band (definizione invero riduttiva) non può non suscitare l’interesse di chi, come il sottoscritto, ricorda ancora nitidamente quell’esibizione. Dieci anni prima, ancora più in palla, il Nostro si regalò un altro live pazzesco in una venue insolita provando - con i Crazy Horse - i brani che avrebbero fatto capolino in quella resurrezione carica di feedback che risponde al nome di Ragged Glory, album di inediti uscito nel 1990. In un piccolo bar di Santa Cruz, in California, Young e soci presentavano una manciata di canzoni, destinate ad entrare nell’olimpo di una discografia immensa, affiancate a vecchi cavalli di battaglia. Categoria in cui rientrano di diritto gli oltre 11 minuti di una Cortez The Killer (incisa su Zuma, Lp del 1975) che, c’è da scommetterci, generazioni di chitarristi avrebbero poi sezionato al microscopio. Nelle oltre tre ore dello show - finalmente riemerso dagli sterminati archivi del canadese - troviamo otto dei dieci brani di Ragged Glory: F*!#in’Up- poi coverizzata dai Pearl Jam -, una Love and Only Love ad alto tasso elettrico e una trascurata e bizzosa Mansion on the Hill che si alternano a vecchi classici come Like a Hurricane...
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