Viaggio alle origini del suono

Staccato, gettato, picchettato, glissato, bariolage: sono alcune delle articolazioni che il violinista impiega nelle proprie esecuzioni. Sono state registrate, con una dovizia mai impiegata prima, poco più di un anno fa: nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio quattro musicisti d’eccezione hanno prestato la propria professionalità per catturare la voce degli strumenti messi a disposizione dal Museo del Violino: la viola Girolamo Amati “Stauffer” 1615 è stata imbracciata dal maestro Wim Janssen e da Marcello Schiavi; il violoncello Antonio Stradivari “Stauffer” (1700) è stato affidato al Maestro Andrea Nocerino mentre il “Vesuvio” di Antonio Stradivari e il Principe Doria (rispettivamente del 1727 e del 1734) sono stati suonati da Antonio De Lorenzi e Gabriele Schiavi. Allora, dopo che la città era stata momentaneamente “silenziata” - il traffico fu deviato per impedire che i microfoni captassero rumori di fondo - si parlò, genericamente, di una “banca del suono. Da fine giugno, invece, il progetto si è concretizzato definitivamente: la e-Instruments, software house tedesca specializzata nel campionamento di strumenti acustici, ha rilasciato “Cremona Quartet”, una imponente libreria sonora che permette, attraverso una tastiera, di ricreare virtualmente gli strumenti sopraccitati.
Testimonial di “Making Stradivari Violin” - il trailer rilasciato dall’azienda che distribuisce il software, Native Instruments - è il cremonese Antonio De Lorenzi. Durante il video il musicista concittadino parla delle responsabilità e dell’orgoglio che hanno accompagnato le sessioni di registrazione, particolari e decisamente fuori da canoni tradizionali.
Maestro, come è stata questa esperienza?
«Molto faticosa. Direi, anche se può sembrare un compito solamente meccanico, che le registrazioni di questo tipo impongono una resistenza fisica e psicologica ottimale, al pari di quella richiesta ad un calciatore. L’arcata doveva essere perfetta e i paesaggi di agilità - scale cromatiche, trilli e tremoli, trasposti su ogni semitono - hanno imposto un modus operandi rigoroso e molto impegnativo....
Testimonial di “Making Stradivari Violin” - il trailer rilasciato dall’azienda che distribuisce il software, Native Instruments - è il cremonese Antonio De Lorenzi. Durante il video il musicista concittadino parla delle responsabilità e dell’orgoglio che hanno accompagnato le sessioni di registrazione, particolari e decisamente fuori da canoni tradizionali.
Maestro, come è stata questa esperienza?
«Molto faticosa. Direi, anche se può sembrare un compito solamente meccanico, che le registrazioni di questo tipo impongono una resistenza fisica e psicologica ottimale, al pari di quella richiesta ad un calciatore. L’arcata doveva essere perfetta e i paesaggi di agilità - scale cromatiche, trilli e tremoli, trasposti su ogni semitono - hanno imposto un modus operandi rigoroso e molto impegnativo....
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