L’ennesimo prodigio utopico dell’ex Beatle

«Non avevo preventivato di fare un “McCartney III”. Quello che ha in comune questo disco con i due “McCartney” precedenti è che è nato in un periodo in cui improvvisamente mi sono trovato ad avere tempo, come accadde dopo lo scioglimento dei Beatles o quello dei Wings. E quando ho del tempo, per me l’ovvia maniera di impiegarlo è scrivere canzoni e registrarle». In un estratto dell’intervista concessa al quindicinale britannico Loud and Quiet, l’ex Beatle racconta la genesi di questo Lp. Inaspettato, come il nodo su cui si è aggrovigliato e intricato il presente a partire dall’annus horribilis 2020. McCartney III è dunque figlio del lockdown primaverile e per diversi aspetti un capitolo a sé stante, musicalmente parlando, se paragonato al precedente Egypt Station. Costretto giocoforza a fare tutto da solo - l’autore di Penny Lane ha suonato tutti gli strumenti - il “Nostro” plasma comunque un album all’insegna della varietà stilistica....
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO A GIOVEDì 28 GENNAIO, OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT