Fra taverne e boulevard

La lirica intensa, dolorosa e scarna di Mariella Mehr accompagnata dal jazz venato di swing e milonga di Fabio Turchetti per uno spettacolo che lascia il segno, un segno profondo nell’anima, dove musica e parole, cantante o recitate, sono pietre. La forte presenza scenica di Daniela Coelli che si articola su registri differenti, ora menade che si abbandona al ritmo frenetico di una musica gitana, ora oracolo e sciamano, presagio tragico di sofferenza, disincantata osservatrice e testimone di una tragedia immane, quella del popolo Jenish, vittima della pulizia etnica elvetica. “Mio angelo di cenere”, andato in scena mercoledì sera al teatro Filo, liberamente tratto dal romanzo Labambina, da “Notizie dell’esilio” della poetessa svizzera e da “Seppellitemi in piedi” di Isabel Fonseca, l’appello di uno zingaro rimasto in ginocchio tutta la vita, non è solo un recital. E’ un viaggio per immagini e musica, tanta musica, nelle ferite inferte dalla persecuzione ad un popolo costretto all’esilio, immaginario, inteso nel senso della privazione di sé, e fisico, nella costante emarginazione sociale e culturale...
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