Guglielmo Tell: quale “sublime creazione”

E' vano cercare di misurare la grandezza del genio: il suo dominio non ha confini”, così François-Joseph Fétis si espresse sulla Revue musicale; “Il primo e il terzo atto li ha scritti Rossini, il secondo atto Dio” affermò Gaetano Donizetti. Perfino Berlioz, sempre poco tenero con il compositore pesarese, ammise: “Qui, a dispetto del nostro mestiere di critici, ci è in usare una fredda lama per sezionare fino al cuore la sublime creazione. Lo facciano gli altri se ne hanno il cuore. Io posso solo gridare insieme alla folla Benissimo! Superbo! Ammirevole! Appassionante!”. Sono i lusinghieri giudizi sul Guglielmo Tell di Gioacchino Rossini, l’opera che stasera (venerdì 4 ottobre, ore 20 e 30) apre la stagione lirica del teatro Ponchielli. Dopo il debutto parigino del 1829, Rossini approdò a Milano, nei giorni in cui andava in scena al Teatro alla Scala “Il Pirata” di Vincenzo Bellini. I due compositori si incontrarono più volte, anche a casa dei signori Cantù, genitori di Giuditta, maritata Turina, amante del compositore catanese, che scrisse allo zio: “Dunque in Milano adesso si parla di Pirata, di Rossini, di Rossini e di Pirata”. Bellini stesso ne era rimasto entusiasta: “Il Guglielmo Tell fa sembrare tutta la musica contemporanea, inclusa la mia, l’opera di pigmei”, ricambiato nella stima e nell’ammirazione da Rossini. Curiosa la gestazione dell’opera, descritta dallo stesso autore...
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