L’ennesimo felice approdo dell’Ulisse del punk rock

Una sagoma si staglia all’orizzonte. Cielo plumbeo. E’ Iggy Pop, l’Ulisse del punk rock, che riaffiora dal mare, ristorato da una nuotata notturna. Il cantante di Lust For Life giunge all’ennesimo approdo della sua carriera: dagli esordi come batterista per gli Iguanas (erano gli anni Sessanta), alla furia iconoclasta degli Stooges, una vita vissuta sempre al limite e un percorso artistico rilanciato dal sodalizio con Bowie. Potrebbe essere il suo ultimo album, ma diventa difficile credere all’iconico musicista di Detroit: già tre anni addietro, ai tempi dell’ottimo Post Pop Depression - riuscito Lp registrato con una backing band formata da componenti di Queens Of The Stone Age ed Arctic Monkeys - Mr. James Newell Osterberg Jr. aveva detto altrettanto. Fortunatamente l’ex Stooges ha scelto di smentire sé stesso. In più di un’occasione il disco regalerà sussulti: succede in Loves Missing, dritta, metallica, e poco dopo grazie ai tempi dispari di Sonali e alla tensione sprigionata dalla dicotomia tra fiati e basso in Dirty Sanchez al servizio di un Iggy in versione Stooges. Tutto questo senza dimenticare la virata jazz di Page, che sembra campionare sua maestà Miles Davis...
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