Se il tenore suona il basso come una vera rock-star

Rock Orfeo is the only way”: parole del tenore Antonio Sapio, il quale descrive così, sul proprio profilo Facebook, l’Orfeo nel metrò in scena al Teatro Ponchielli. Lo abbiamo ascoltato martedì scorso: è un Monteverdi riletto e plasmato attorno alla sensibilità del regista, Luigi De Angelis: «La vicenda di Orfeo è eterna. Noi faremo uno spettacolo ultra contemporaneo: gli spettatori, appena centoventi, seduti in palcoscenico, viaggeranno con noi dai campi di Tracia, che per noi sono le campagne del Cremonese, all’inferno underground della metropolitana. Mi sono ispirato al Poema a fumetti di Dino Buzzati, una trasposizione al giorno d’oggi del mito di Orfeo, un libro di culto per me: anche nelle scenografie si rivedranno Orfi ed Eura». Il personaggio affidato ad Antonio Sapio dà carne ed ossa al racconto dello scrittore bellunese: così come l’Orfi buzzatiano il tenore suona il basso come una rock-star. Per qualche attimo cita anche Freddy Mercury, cantando con gli occhiali a specchio e l’asta del microfono impugnata in ideale rimando alla cetra. Anche Euridice (Veronica Villa) e i pastori sono immersi nella contemporaneità: poiché lo spettatore vive sulla propria pelle lo spettacolo ci proponiamo di non anticipare - o “spoilerare”, come di dice oggi - le mille ingegnosità e i colpi di scena di questa recita. Intelligente e studiata in ogni dettaglio la regia di De Angelis...
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