«Scelgo l’Inno alla gioia»

25 APR 19
Ultimo aggiornamento: 16:53 | 16 MAG 25
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"Tutti - Musulmani, Ebrei, Cristiani - crediamo nello stesso Dio. Uno dei messaggi comuni è: abbi fede in me, con amore e pazienza possiamo salvare il mondo. Nonostante questo auspicio la situazione in Siria è disperata”.
Era questo, tre anni fa, il pensiero di Aeham Ahmad, musicista noto in tutto il mondo come il pianista di Yarmouk. Yarmouk è un campo profughi palestinese alle porte di Damasco dove Aeham è nato nel 1988. Il video di Aeham al pianoforte, tra le macerie dei bombardamenti alla periferia della capitale siriana, hanno commosso il mondo intero. Lì Ahmad suonava, ogni giorno, un pianoforte montato su un carretto, circondato da bambini che cantavano con lui. Il giorno in cui i miliziani dell’Isis gli hanno bruciato il pianoforte - la musica occidentale è considerata peccato mortale - e ucciso uno dei bambini che stavano vicino al piano, Ahmad ha lasciato il suo Paese ed è fuggito verso l’Europa attraverso la rotta balcanica. Fino all’arrivo in Germania, dove ha ottenuto lo status di rifugiato. Nell’arco di poco tempo inizia a suonare nei teatri, pubblica il suo primo album (Music for Hope) e vince il “Premio internazionale Beethoven per i diritti umani, la pace, la libertà, la lotta alla povertà e l’inclusione”.
La sua biografia è stata pubblicata da La Nave di Teseo...
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