Con “Orfeo nel metrò”, il viaggio dentro di sé

"Lo pubblicherai tra vent’anni, quando non ci sarò più. Non è adatto a questi giorni». Così Dino Buzzati diceva alla moglie Almerina. L’autore del “Deserto dei Tartari” sapeva che il suo «Poema a fumetti», una rivisitazione moderna del mito di Orfeo, anticipava i tempi con troppa sfacciataggine. Era consapevole anche che «quella cosa che viene su dai visceri», come lui stesso l’aveva definita, non sarebbe stata accolta positivamente. Dal Poema a fumetti sono passati poco meno di cinquant’anni: il mito eternato da Ovidio, Virgilio e Rilke è ancora in grado di proiettare la propria ombra sul mondo. Specialmente oggi. Anche per questo motivo la Stagione 2019 del Festival Monteverdi - “Contrasti creativi” è il filo conduttore - ha scelto il capolavoro del Divin Claudio per inaugurare il cartellone: giovedì 2 maggio (ore 21 e in replica il 3, 4 maggio), si apre all’insegna di una produzione “Young Barocco”. Un’opera lirica sui generis - una nuova produzione del Teatro Ponchielli - durante la quale un vagone di una immaginaria metropolitana diventa sfondo di “Orfeo nel Metrò”, rilettura dell’opera vergata dal nostro concittadino nel 1607. La regia è affidata a Luigi De Angelis. Sul podio Hérnan Schvartzman, che guiderà i giovani cantanti e musicisti della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado...
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