Violino jazz, a modo mio

Mancano meno di quarantotto ore al concerto di domani, sabato 6 aprile: alle 21 ci sarà il debutto cittadino per un violinista di fama mondiale: Jean-Luc Ponty. Con lui, sul palcoscenico dell’Auditorium “Giovanni Arvedi” il duo composto dal pianista William Lecomte - premiato da una nomination per “Les Victoires de la Musique”, l’equivalente francese del GrammyAwards - e Jean Marie Ecay, chitarrista che vanta collaborazioni con altri mostri sacri del jazz: Billy Cobham, Richard Galliano, Gino Vannelli ed Eddy Gomez. Dopo l’ensemble dei Berliner Philharmoniker e il quintetto di Alessandro Quarta l’appuntamento con Ponty incarna perfettamente lo spirito audace impresso nel cartellone de “L’altra anima del violino”, affidato alla direzione artistica di Roberto Codazzi.
Parliamo del concerto cremonese con il musicista di Avranches.
Maestro Ponty, nell’album “Individual Choice” Lei ha suonato con Allan Holdsworth, uno dei chitarristi più innovativi del panorama jazz-fusion. Lo si ascolta in “Nostalgia” e “In spite of all”. Il primo strumento di Allan è stato il violino. In quella occasione avete avito l’occasione per scambiarvi consigli? Avevate la stessa visione sul comporre?
«Non ci siamo mai scambiati consigli sul comporre e non abbiamo parlato di musica. Suonando insieme ci è venuto naturale capire quanto l’emozione fosse l’elemento essenziale della nostra coesione. È stata un’esperienza che definirei metafisica. Quando ho scoperto il suo background violinistico ho notato quanto alcuni aspetti lirici del suo fraseggio fossero in comune con i miei...
Parliamo del concerto cremonese con il musicista di Avranches.
Maestro Ponty, nell’album “Individual Choice” Lei ha suonato con Allan Holdsworth, uno dei chitarristi più innovativi del panorama jazz-fusion. Lo si ascolta in “Nostalgia” e “In spite of all”. Il primo strumento di Allan è stato il violino. In quella occasione avete avito l’occasione per scambiarvi consigli? Avevate la stessa visione sul comporre?
«Non ci siamo mai scambiati consigli sul comporre e non abbiamo parlato di musica. Suonando insieme ci è venuto naturale capire quanto l’emozione fosse l’elemento essenziale della nostra coesione. È stata un’esperienza che definirei metafisica. Quando ho scoperto il suo background violinistico ho notato quanto alcuni aspetti lirici del suo fraseggio fossero in comune con i miei...
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL'EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO A GIOVEDI 11 APRILE, OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT