«L’aura mitica degli storici archi scelti da Paganini»

25 OTT 18
Ultimo aggiornamento: 18:4516 MAG 25
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"Quattro per quattro in concerto” è il titolo che accompagna la serata del Quartetto di Cremona, ospite domani, sabato 27 ottobre (ore 21) all’Auditorium “Giovanni Arvedi”: gli ex studenti, oggi insegnanti, ai Corsi di alto perfezionamento dell’Accademia Stauffer (Cristiano Gualco e Paolo Andreoli al violino, Simone Gramaglia alla viola e Giovanni Scaglione al violoncello) porteranno sul palcoscenico del Museo del Violino quattro archi appartenuti al più grande virtuoso di tutti i tempi, Paganini. In programma il quartetto “Crisantemi” di Puccini, l’Hoffmeister di Mozart e una delle pagine più dense di Beethoven: il Quartetto op.132, il penultimo capolavoro scritto dal genio di Bonn per questo organico. Abbiamo contattato Simone Gramaglia, pochi giorni prima dell’esibizione cremonese.
Maestro, non possiamo che cominciare dagli strumenti. Che impressione avete ricevuto?
«Sono quattro archi straordinari. Ascoltarli tutti assieme, fra l’altro, rappresenta un’occasione piuttosto rara. Da quello che mi risulta, oltre a quelli affidatici dalla Nippon Foundation, esiste solo un “omologo”, in Spagna: il Quartetto del Patrimonio Nacional spagnolo, conservato al Palazzo Reale di Madrid. Un’altra rarità di questi archi è quella, come noto, di essere stati scelti da Paganini. Sono fantastici anche se non facili da dominare. Come tutti i capolavori della liuteria storica vanno “compresi”. Ognuno di noi ha avuto bisogno di un po’ di tempo prima di trovare la giusta sintonia. Quando li abbiamo suonati in pubblico per la prima volta, ad Amburgo, abbiamo avuto la percezione di quattro voci incredibili, anche se in quel periodo eravamo ancora in uno stadio di lieve rodaggio. Forse è proprio questo il fascino di questi Stradivari: lavorando e approfondendone lo studio si scoprono continuamente sfumature nuove. Gli aggettivi si potrebbero sprecare...
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