Francesco Renga a Cremona: «Prima arriva la voce...»

Prima Max Gazzè (esattamente una settimana fa), poi Nek (lo scorso lunedì) e ora - il prossimo 17 luglio (ore 21.30) - Francesco Renga. Si completa così, nell’arco di appena dieci giorni, il terzetto di straordinari interpreti della scena musicale pop italiana che, dentro la cornice della piazza del Comune di Cremona, la rassegna “Acquedotte” ha fortemente voluto ospitare per regalare al pubblico una grande festa che non ha tradito le aspettative degli organizzatori, soprattutto per la straordinaria qualità delle interpretazioni.
Enorme è l’attesa per l’arrivo ai piedi del Torrazzo di Francesco Renga, nome fra i più prestigiosi e più amati da una platea quanto mai composita: under e over 30, dunque, accomunati dalla medesima passione nei confronti di una delle voci più armoniose e più “potenti” di cui la scena nazionale possa, a tutt’oggi, farsi vanto.
La tua attuale tournée, “Scriverò il tuo nome”, sta portandoti a compiere una sorta di “Giro d’Italia” in versione musicale. Al di là della fatica che un impegno tale comporta, che sensazioni ti dà poterti interfacciare, nel corso dell’estate, con migliaia di tuoi fans, pronti a dimostrarti il loro calore?
«Io credo che la dimensione live simboleggi il momento migliore in assoluto per chi svolge il mio lavoro. Durante il concerto, infatti, si crea una sorta di “flusso” di energia tra chi è sul palcoscenico e chi gli è davanti che ha in sé qualcosa di “magico” e d’inimitabile. È, in buona sostanza, la fase culminante dell’attività svolta dentro la sala di registrazione, che - dal vivo, appunto - raggiunge il proprio vertice».
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Enorme è l’attesa per l’arrivo ai piedi del Torrazzo di Francesco Renga, nome fra i più prestigiosi e più amati da una platea quanto mai composita: under e over 30, dunque, accomunati dalla medesima passione nei confronti di una delle voci più armoniose e più “potenti” di cui la scena nazionale possa, a tutt’oggi, farsi vanto.
La tua attuale tournée, “Scriverò il tuo nome”, sta portandoti a compiere una sorta di “Giro d’Italia” in versione musicale. Al di là della fatica che un impegno tale comporta, che sensazioni ti dà poterti interfacciare, nel corso dell’estate, con migliaia di tuoi fans, pronti a dimostrarti il loro calore?
«Io credo che la dimensione live simboleggi il momento migliore in assoluto per chi svolge il mio lavoro. Durante il concerto, infatti, si crea una sorta di “flusso” di energia tra chi è sul palcoscenico e chi gli è davanti che ha in sé qualcosa di “magico” e d’inimitabile. È, in buona sostanza, la fase culminante dell’attività svolta dentro la sala di registrazione, che - dal vivo, appunto - raggiunge il proprio vertice».
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