Bluenote, tango e Bach Girotto&Towner show

11 MAG 17
Ultimo aggiornamento: 18:24 | 16 MAG 25
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Poche note dal pianoforte scandiscono un accenno di tango. Proseguono così per pochi passi, incamminandosi con ampia falcata verso i sentieri del jazz. Inizia così il primo brano offerto durante il secondo concerto di CremonaJazz 2017: ospite sul palcoscenico dell’Auditorium “Giovanni Arvedi”, domenica scorsa, l’Aires Tango di Javier Girotto, formazione composta dal sassofonista argentino, il pianista Alessandro Gwis, il batterista bassista Marco Siniscalco e le percussioni di Michele Rabbia.
Le contaminazioni dello strumentista di Buenos Aires toccano, così come accade spesso nello stile di Piazzolla, la madre per eccellenza delle forme classiche: la fuga.
Nasce così “Juan Sebastian Bach”, il cui nome ibridato sembra preso in prestito dal manuale di zoologia fantastica di Borges: in questo caso, trasponendo la stessa fantasia nelle sette note, le imponenti architetture del grande compositore di Eisenach acquistano un sapore latino. Ecco accadere l’impossibile: in quel labirinto di voci che si imitano, un gatto si inerpica fluidamente fra le severe arcate di quella costruzione.
Il pubblico, affascinato anche dalla verve affabulatoria di Girotto, ascolta una delle prime composizioni scritte dal solista. Brano il quale, più nel titolo che nello spirito, si affianca al pezzo dedicato ai ragazzi, suoi coetanei, morti nella guerra delle isole Malvine trentacinque anni fa.
Dopo mezz’ora circa arriva sul palco il pezzo da novanta, Ralph Towner. La sua presenza fa virare lo stile del gruppo: la chitarra del musicista americano principia con una introduzione in cinque quarti, per poi accogliere l’entrata del sassofono soprano di Girotto. A partire da “Duende” - brano scritto da Towner e reso celebre nell’esecuzione incisa con i chitarristi Wolfgang Muthspiel e Slava Grigoryan -, l’impronta dell’era Oregon si fa palpabile. Se ci si affidasse alle sole orecchie, per qualche istante, si potrebbe pensare che al posto di Girotto stia suonando Paul Mc Candless, storico musicista di quella formazione - era il ‘71 - dalla cifra inconsueta.
Lo stesso spirito e gli stessi colori rivivono in “On the rise”, proposta dai cinque in coda alla scaletta. Seguito da religioso silenzio il momento solista: il gruppo si tacita per lasciare spazio alla voce delle sei corde. Towner suona un brano espressamente dedicato all’Italia, “Dolomiti’s Dance”. Anche in questo caso la memoria scorre indietro negli anni, ricordandoci il suo concerto solistico di Zurigo. In quell’occasione le corde erano dodici ma il tocco del chitarrista e la densa scrittura, quasi pianistica, suonano anche oggi come una firma inconfondibile.
Il successo è calorosissimo: il pubblico - sia l’ovale della platea sia i posti nelle file più in alto sono pieni - ottiene un fuori programma.
Anche l’appuntamento della settimana prossima, domenica 21, è degno di altrettanto successo: il terzo appuntamento di CremonaJazz vedrà l’esibizione del Kronos Quartet, un ensemble d’archi leggendario.