Violoncello col panama L’arte di Morelenbaum incanta a CremonaJazz

27 APR 17
Ultimo aggiornamento: 18:2316 MAG 25
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«Il suono del violoncello mi è sempre piaciuto e l’ho sempre preferito al violino: trovo che assomigli alla voce umana; una voce calda, baritonale, calda e patetica. Però lo strumento il cui suono mi commuove più di ogni altro è la chitarra». Così scriveva a proposito della propria infanzia Giorgio De Chirico. Siamo certi che il Maestro, durante il primo concerto di CremonaJazz 2017 - martedì scorso - avrebbe trovato la massima realizzazione del suo pantheon sonoro: il violoncello di Jaques Morelenbaum e la chitarra di Lula Galvão avrebbero stregato il grande vate della pittura metafisica. Stesso risultato per il pubblico dell’Auditorium Giovanni Arvedi, il quale ha accolto con calore e partecipazione l’esibizione dei tre artisti brasiliani.
Oltre al canto del violoncello e alle armonizzazioni sulla chitarra elettroacustica un sostegno notevole arriva dai rintocchi acquarellisti di Rafael Barata, le cui percussioni punteggiano con grazia ed equilibrio il repertorio del Cello Samba Trio: “Coração vagabundo” di Caetano Veloso, “Receita de Samba”di Jacob do Bandolim, “Retrato em branco e preto” di Jobim e “Sambou, Sambou” di Joao Donato sono alcuni dei brani proposti, scelti in gran parte dal loro ultimo album “Saudade do Futuro - Futuro da Saudade”. Il violoncellista brasiliano, come un dottor Jekyll e mister Hyde in versione benevola, trova anche la maestria per sdoppiarsi: da solista cava dall’archetto melodie così come effetti rumoristici, ottenuti sugli armonici; quando gli assoli passano alla chitarra Morelenbaum si trasforma in contrabbassista. Grazie a questa geometria variabile, seppur momentanea, l’illusione di essere di fronte ad un quartetto si fa palpabile. Come se sull’ovale dell’Auditorium ci fosse anche una fantasmatica ‘guest star’. La quale appare e riappare, come nel celebre romanzo di Robert Louis Stevenson. «L’ultimo concerto che ho tenuto in Italia è stato nell’88, ad Imola - commenta Jaques – e suonare a Cremona è sempre stata una mia fantasia».
Oltre alla musica, apprezzata con un entusiasmo non di rito, c’è anche una curiosa nota extramusicale: un violoncello brasiliano a cinque corde - una configurazione rara, presente in epoca barocca col nome di violoncello “piccolo” - arriva nel tempio della liuteria cremonese. Con un po’ di fantasia può trasfigurarsi così: gli strumenti di Stradivari ed Amati hanno ricevuto la visita di un lontano cugino brasiliano e, abituati da sempre a Bach e Vivaldi, si sono lasciati trascinare dalla Saudade emanata dal Cello Samba Trio. Dopo circa due ore di concerto il pubblico domanda un bis: ne arrivano due. Il secondo è famosissimo: la “Samba di una nota sola” di Jobim, introdotta dal “capitano” del trio con un tocco di ironia: «C’è crisi, dobbiamo fare un po’ di economia». Lo spirito del gruppo aleggia anche a sala vuota: il violoncello rimane con il pànama di Morelembaum adagiato sul riccio. Voci di corridoio dicono che, quella stessa notte, lo strumento si sia animato e, probabilmente preso dalla voglia di parlare coi suoi parenti, abbia vagato per le sale del museo.