Voci di ieri storia di sempre

E’ al “teatro–canzone”, ovvero a un tipo di forma artistica sopra la quale la polvere del tempo pare non essersi mai depositata, che il teatro “Ponchielli” guarda con piena attenzione, la prossima settimana: due – il 7 e l’8 febbraio (ore 20.30) – sono le recite in programma, inserite all’interno del calendario della stagione di Prosa 2016/2017.
Liberamente ispirato a Pier Paolo Pasolini, “Quello che non ho” – una produzione a cura di “Teatro dell’Archivolto” – vede tra le sue caratteristiche più rilevanti l’interpretazione di Neri Marcorè, al centro di una performance che – informano le note registiche, redatte da Giorgio Gallione – «cerca d’interrogarsi sulla nostra epoca, in precario equilibrio tra l’ansia del presente e la speranza nel futuro».
È un’opera complessa, quella che vedrà l’attore di origine marchigiana sul palcoscenico, la quale rappresenta idealmente il trait d’union fra la produzione artistica del già citato Pasolini (personaggio tanto eclettico da non ammettere paragoni di sorta: fu scrittore, poeta, giornalista e regista cinematografico fra i migliori che l’Italia, oggi ancora, ricordi) e un’altra figura di raffinata qualità quale fu Fabrizio De Andrè, le cui canzoni fanno da colonna sonora dei testi sui quali lo spettacolo è incentrato.
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Liberamente ispirato a Pier Paolo Pasolini, “Quello che non ho” – una produzione a cura di “Teatro dell’Archivolto” – vede tra le sue caratteristiche più rilevanti l’interpretazione di Neri Marcorè, al centro di una performance che – informano le note registiche, redatte da Giorgio Gallione – «cerca d’interrogarsi sulla nostra epoca, in precario equilibrio tra l’ansia del presente e la speranza nel futuro».
È un’opera complessa, quella che vedrà l’attore di origine marchigiana sul palcoscenico, la quale rappresenta idealmente il trait d’union fra la produzione artistica del già citato Pasolini (personaggio tanto eclettico da non ammettere paragoni di sorta: fu scrittore, poeta, giornalista e regista cinematografico fra i migliori che l’Italia, oggi ancora, ricordi) e un’altra figura di raffinata qualità quale fu Fabrizio De Andrè, le cui canzoni fanno da colonna sonora dei testi sui quali lo spettacolo è incentrato.
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