Niccolò Fabi al Ponchielli «Sono all’ultimo passo nella ricerca dell’essenziale»

«La luce alle spalle ha i suoi vantaggi». Nella fotografia scattata a Cosenza, durante l’ultimo concerto del 2016, Niccolò Fabi, al centro, chitarra a tracolla, è investito dai fasci di luce blu che disegnano il suo profilo di fronte al pubblico. «Oltre a scaldarti la schiena – scrive il cantautore romano nel post che accompagna l’immagine - ti illumina la strada davanti e non per ultimo ti fa vedere le tua ombra, conoscenza che prima o poi è sempre meglio affrontare».
Le parole riflettono lo sguardo. E quello di Niccolò non si ferma alla superficie. E’ un modo di leggere la vita: “Una somma di piccole cose” che riempie le canzoni.
Il 28 gennaio (alle 21) il tour che accompagna il lancio del suo ultimo album, Fabi sarà al Ponchielli: «Forse il luogo ideale per le mie canzoni – riflette – sarebbe in mezzo ai parchi, nella natura. In un teatro ad esempio gli spettatori sono seduti, sono più concentrati riescono a cogliere le sfumature. Il silenzio intorno a me e alla band crea le condizioni per esecuzioni più belle, più curate. E poi c’è l’oscurità: le luci prendono il loro posto nello spettacolo».
Ha scritto “Una somma di piccole cose” in un casa di campagna, fuori Roma. Ti sei ritirato, solo. Come cambiano le canzoni ora che, uscite, le suoni davanti a un sold out?
«Inizialmente è stato un passaggio violento. La genesi di questi brani è privata e la presenza di altri poteva sembrare quasi un’invasione. Ma poi le persone si sono affezionate alle nuove canzoni. Vengono al concerto per sentirle e questo è bellissimo perché di solito si accettano nella speranza di sentire le vecchie hit. In questo caso è diverso. Ma in fondo è anche insolito che un cantautore arrivi all’apice della carriera dopo 20 anni e non nei primi dieci».
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Le parole riflettono lo sguardo. E quello di Niccolò non si ferma alla superficie. E’ un modo di leggere la vita: “Una somma di piccole cose” che riempie le canzoni.
Il 28 gennaio (alle 21) il tour che accompagna il lancio del suo ultimo album, Fabi sarà al Ponchielli: «Forse il luogo ideale per le mie canzoni – riflette – sarebbe in mezzo ai parchi, nella natura. In un teatro ad esempio gli spettatori sono seduti, sono più concentrati riescono a cogliere le sfumature. Il silenzio intorno a me e alla band crea le condizioni per esecuzioni più belle, più curate. E poi c’è l’oscurità: le luci prendono il loro posto nello spettacolo».
Ha scritto “Una somma di piccole cose” in un casa di campagna, fuori Roma. Ti sei ritirato, solo. Come cambiano le canzoni ora che, uscite, le suoni davanti a un sold out?
«Inizialmente è stato un passaggio violento. La genesi di questi brani è privata e la presenza di altri poteva sembrare quasi un’invasione. Ma poi le persone si sono affezionate alle nuove canzoni. Vengono al concerto per sentirle e questo è bellissimo perché di solito si accettano nella speranza di sentire le vecchie hit. In questo caso è diverso. Ma in fondo è anche insolito che un cantautore arrivi all’apice della carriera dopo 20 anni e non nei primi dieci».
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