Sette note e il rombo di una supercar

«Note e motori», così potremmo intitolare questo paginone, parafrasando quel famoso slogan... Dai tempi in cui è stata inventata l’automobile, i grandi della musica hanno sempre amato possedere le quattroruote più belle, care, vistose ed esclusive, un po’ per piacere e un po’ per ostentare, veri e propri status symbol, come si direbbe oggi. Oggetti di lusso acquistati, talvolta bulimicamente, per spendere il denaro che arrivava a fiumi, per enfatizzare il proprio divismo. Ma in molti casi quella per le dream car si è trasformata in passione vera, tanto che diverse star del pentagramma sono diventati cultori e collezionisti di automobili, in qualche caso veri e propri piloti in grado di partecipare a gare (su strada o su pista) al fianco di corridori professionisti.
L’antesignano potrebbe essere Giacomo Puccini, che visse e cavalcò gli anni della nascita dei veicoli a motore ed era incantato dalle nuove tecnologie (in casa aveva elettricità, termosifoni in ghisa e telefono); il 26 maggio 1901 ordinava “il suo primo automobile”, una De Dion Bouton 5HP ritirata a Firenze dal rappresentante italiano della ditta francese per 3.800 lire, una cifra enorme per l’epoca. Fu la prima di una lunghissima serie di macchine che avrebbe poi trovato nel marchio Lancia il prediletto dal compositore di Bohème e Tosca, anche perché la casa torinese cucì addosso con la perizia di una sartoria artigianale le auto al maestro, dalla Trikappa del 1923 che sfiorava i 130 all’ora alla Lambda dotata di ammortizzatori idraulici e sospensioni indipendenti in grado di affrontare le viuzze sterrate che portavano a Torre del Lago, una sorta di antenata delle moderne fuoristrada.
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L’antesignano potrebbe essere Giacomo Puccini, che visse e cavalcò gli anni della nascita dei veicoli a motore ed era incantato dalle nuove tecnologie (in casa aveva elettricità, termosifoni in ghisa e telefono); il 26 maggio 1901 ordinava “il suo primo automobile”, una De Dion Bouton 5HP ritirata a Firenze dal rappresentante italiano della ditta francese per 3.800 lire, una cifra enorme per l’epoca. Fu la prima di una lunghissima serie di macchine che avrebbe poi trovato nel marchio Lancia il prediletto dal compositore di Bohème e Tosca, anche perché la casa torinese cucì addosso con la perizia di una sartoria artigianale le auto al maestro, dalla Trikappa del 1923 che sfiorava i 130 all’ora alla Lambda dotata di ammortizzatori idraulici e sospensioni indipendenti in grado di affrontare le viuzze sterrate che portavano a Torre del Lago, una sorta di antenata delle moderne fuoristrada.
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