Bollani avvisa il Ponchielli: «Nessuna promessa quando suono seguo l'onda»

Nel disco inciso con Riccardo Chailly – "La Rapsodia in Blu di Gershwin" – nel brano di chiusura, “Rialto Ripples” dopo che gli orchestrali hanno terminato la propria parte, il direttore si congeda dall'orchestra della Gewandhaus di Lipsia (Auf wiedersehen!) e da Bollani (Ciao Stefano, io vado!). Il jazzista milanese è libero di improvvisare, come un bambino lasciato solo col proprio giocattolo. Chiude, mentre le variazioni rag di Gershwin scorrono sotto le sue dita, con un “Ciao Riccardo, ah ordini le linguine anche per me?”
Stefano Bollani è così: un mix fra giocosità, estro, impegno e dedizione. Scambiamo una breve intervista mentre sta portando in tour il suo “Piano Solo”, che farà tappa giovedì prossimo, 5 maggio, al Teatro Ponchielli.
Stefano Bollani è così: un mix fra giocosità, estro, impegno e dedizione. Scambiamo una breve intervista mentre sta portando in tour il suo “Piano Solo”, che farà tappa giovedì prossimo, 5 maggio, al Teatro Ponchielli.
Maestro, può anticiparci qualcosa sul concerto del Ponchielli? Oltre ai brani in scaletta immaginiamo che sceglierà qualche pezzo in base agli umori del pubblico...
«Anche volendo non potrei. Quando suono un concerto in piano solo, lo improvviso, dunque seguo l’onda...»
«Anche volendo non potrei. Quando suono un concerto in piano solo, lo improvviso, dunque seguo l’onda...»
Le rivolgo una domanda che è anche un augurio per gli ascoltatori: includerà "Quando, quando, quando"? Come è nata l'idea di riprendere questo brano? L'autore conosce la sua rivisitazione?
«Tony Renis ne è stato contento. Il brano è come sappiamo tutti un gran brano, che nasce da una bella idea melodica e si sviluppa in maniera intelligente. Col piano Fender aquisisce un sapore che lo fa "correre in avanti"».
«Tony Renis ne è stato contento. Il brano è come sappiamo tutti un gran brano, che nasce da una bella idea melodica e si sviluppa in maniera intelligente. Col piano Fender aquisisce un sapore che lo fa "correre in avanti"».
La tradizione musicale del Brasile è una componente molto presente nei suoi repertori. Ha mai pensato ad improvvisazioni o parafrasi su Villa Lobos? Ci sono diversi brani che sembrano fatti apposta per Lei: alcune pagine di Radamés Gnattali o Francisco Mignone sembrano scritte per solleticare la sua fantasia e il suo gusto...
«Ha citato tre grandi musicisti, che mi piacciono e mi solleticano parecchio. Non ho mai suonato dal vivo la loro musica; mi è capitato di studiare alcune cose di Villa Lobos per pianoforte. C’è sempre materiale molto interessante, in effetti, nelle loro idee...»
«Ha citato tre grandi musicisti, che mi piacciono e mi solleticano parecchio. Non ho mai suonato dal vivo la loro musica; mi è capitato di studiare alcune cose di Villa Lobos per pianoforte. C’è sempre materiale molto interessante, in effetti, nelle loro idee...»
Pensa che la sua formazione classica le dia quel tocco in più per giocare al meglio con il linguaggio del jazz? In fondo anche il jazz - mi passi il termine piuttosto vago - non è solamente improvvisazione o ispirazione del momento. È anche - soprattutto, diremmo noi -
capacità di variare, arricchire e modulare dal punto di vista armonico e melodico...
«Non saprei dire quanto abbia contato lo studio della musica classica. So solo che la Musica è una sola e noi la chiamiamo in molti modi diversi. Apparentemente lo facciamo per semplificare, in realtà complichiamo le cose ai musicisti che prima di produrre suoni passano il tempo a porsi il problema dell’etichetta con cui verranno presentati al pubblico».
capacità di variare, arricchire e modulare dal punto di vista armonico e melodico...
«Non saprei dire quanto abbia contato lo studio della musica classica. So solo che la Musica è una sola e noi la chiamiamo in molti modi diversi. Apparentemente lo facciamo per semplificare, in realtà complichiamo le cose ai musicisti che prima di produrre suoni passano il tempo a porsi il problema dell’etichetta con cui verranno presentati al pubblico».